Viaggiare con la mente: adesso è possibile

Viaggiare con la mente: quanti anni sono che lo propongo e – soprattutto – che lo faccio… Pare sia giunta l’ora di rispolverare questo concetto, di tirarlo fuori dal cassetto ammuffito che solo i sognatori posseggono.

Sì, perché “viaggiare con la mente” è un concetto a metà tra il sublime e il folle: in un’epoca in cui l’aereo non è più un mezzo di trasporto per pochi e in cui i viaggi sono quasi diventati “obblighi sociali”, parlare di alternative sembra l’appannaggio di qualche Cassandra andata in rovina.

L’emergenza Coronavirus ha messo tutti in crisi, specialmente i “travel addicted” – come a molti piace definirsi. Ma se c’è un termine che sopporto poco, questo è “wanderlust”. Nonostante le sue nobili origini (pare che il primo a usarlo sia stato il poeta Friedrich Rückert), nel tempo ha perso i suoi connotati letterari, assumendo tratti di psicologia spicciola: wanderlust significa quasi disprezzare il lavoro d’ufficio, evadere dalla routine, privilegiando uno stile di vita che volta la faccia alle convenzioni.

Ciò che i cosiddetti wanderluster non sanno è che anche loro seguono una corrente: quella degli indossatori di infradito, di ideologie alla”mollo tutto”, di tatuaggi che inneggiano alla libertà in lingue semi-sconosciute, di claustrofobici verso i banali doveri occidentali. Anche loro, insomma, sono spesso vittime di generalizzazioni.

Ma cosa c’entra tutto questo con il bisogno di viaggiare con la mente? Adesso che l’emergenza sanitaria è scoppiata, è divenuto un obbligo civico, visti i blocchi alle frontiere e l’impossibilità di spostare il corpo (magari lasciando i neuroni a casa).

Viaggiare con la mente: fare di necessità virtù

Viaggiare con la mente: cartoon di uomo e donna seduti su un cervello
Viaggiare con la mente

Chi ha utilizzato il viaggio come mera modalità di evasione, come tmezzo per mostrarsi agli altri o come via di fuga dalla quotidianità è entrato in crisi. Una crisi che, però, può diventare salvifica.

Ci tocca passare più tempo a riflettere, sognare, fare progetti. E dico “ci tocca” perché non è un’attività gradita a tutti.

Viaggiare è una delle cose più belle del mondo, una passione che morde alla gola e non lascia più, se si ha un’inclinazione vagabonda. Per molti, però, è una dipendenza, mancando la quale si cade nel baratro. Qual è questo baratro? L’invisibilità sui social? Il rischio di un mancato guadagno? La noia?

Qualunque sia la vostra risposta, penso che meriti un minimo di introspezione.

Viaggiare con la mente: una risposta al bisogno di essere felici

Viaggiare con la mente: statua del Buddha di fronte a un albero
Buddha

Spesso pensiamo che, per essere felici, sia necessario avere una relazione di coppia, viaggiare il più possibile, accumulare esperienze, ricevere pacche sulle spalle (e invidia) da parte degli altri… Non ci rendiamo conto che – passatemi l’immane banalità – la felicità è dentro di noi.

Avete presente la differenza tra godersi un buon pasto e abbuffarsi per frustrazione? Quanti di voi non si sono mai trovati a ingozzarsi di cioccolata per via di un momento no? La stessa cosa si può dire dei viaggi e di qualunque altra cosa: passare da una relazione all’altra, alla ricerca della cosiddetta persona giusta; viaggiare così tanto da non ricordarsi i nomi delle città visitate (ho conosciuto una giornalista che perdeva regolarmente la memoria sull’ultimo posto visitato); fare esperienze sempre diverse per non cadere nell’abulia… A me inquieta assai.

Insomma, quello che voglio dire è che l’attuale, tragica situazione ci permette di tornare a noi stessi. Non è un compito facile e a molti di voi apparirà retorico, se non scontato. Eppure posso assicurarvi che non c’è nulla di più difficile e, al tempo stesso, gratificante e alternativo!

Un conto è l’adrenalina, un altro è la felicità; e anche se si compenetrano a vicenda, alla lunga è la seconda a chiedere diritto di asilo nella nostra anima.

Viaggiare con la mente: il mio modo di essere felice

Viaggio on the road: due ragazze fanno la linguaccia dall'ape calessino
On the road in calessino

Non posso dirvi cosa sia la felicità. Posso solo dirvi cos’è per me:

  • Sentirmi libera. Come? Oltrepassando alcuni, fastidiosi limiti. L’ho fatto, per esempio, guidando un ape-calessino dalla Campania alla Lombardia;
  • Amare (ed essere amata). No, non postare foto del mio ultimo bacio con vista, ma rendermi conto dei bisogni altrui, dei miei errori, aggiustare il tiro. Libertà e amore, per me, vanno di pari passo. I momenti topici della mia vita mi hanno vista innamorata e con lo sguardo dritto all’orizzonte;
  • Rendermi conto dei miei desideri profondi. Mi capitano – poche volte, a onor del vero – delle illuminazioni. In quei momenti, mi rendo conto di chi sono davvero, delle cose cui ho rinunciato, di ciò che desidero. La vogliamo chiamare connessione con se stessi?
  • Esprimermi. L’arte e la scrittura sono per me mezzi privilegiati. Ho costruito una mappa delle emozioni, una volta, e credo di non aver mai provato tanto benessere come in quel momento. C’eravamo io, la musica, i pennarelli e un grande foglio di carta. Ho dato vita a una me stessa solitamente addormentata;
  • Viaggiare veramente, non come quando mi preoccupo di fare le foto “a modino”. Non dimenticherò mai il Brasile pre-blog, quando ancora potevo abbandonarmi alla bellezza senza occuparmi di ciò che avrei mostrato sui social. Motivo per cui sto cambiando percorso in diversi ambiti;
  • Sentire. Il mondo, gli altri, la natura. Un’esperienza puramente spirituale, a cui prima o poi dedicherò un articolo. Dovrò trovare le parole giuste.

Come viaggiare con la mente in tempi di magra?

Liebster Award: ragazza di spalle che fotografa la cattedrale di Saragozza
Viaggiare da soli è un’ottima idea

Non è un caso se, nei periodi storici contrassegnati da difficoltà e crisi, siano fioccate opere d’arte indimenticabili. Sembrerà strano, se non paradossale, ma è così.

Ecco le mie dritte, sperimentate personalmente, per superare questo periodo con dei viaggi mentali che nulla hanno a che fare con lo sballo ma, al contrario, con la consapevolezza.

Film e viaggi mentali: dal turismo cinematografico al cinema turistico

Locandina di Nuovomondo, di Emanuele Crialese
Immagine da iFellini

In tempi di Coronavirus, non è consigliato uscire dalla porta di casa. Va da sé che anche il turismo cinematografico, in questo periodo, abbia poco senso. Quello che ha senso, però, è il “cinema turistico”, termine che ho coniato io.

Un cinema che ci permetta di viaggiare rimanendo seduti, magari muniti di taccuino e penna per segnare tutti quei posti che, un giorno, ci piacerebbe visitare.

Siete pronti? Ecco a voi i miei viaggi mental-cinematografici preferiti.

Viaggiare con la mente in Asia

Film ambientati in Sri Lanka: scena da I Figli della Mezzanotte
Film ambientati in Sri Lanka: I Figli della Mezzanotte

“I figli della mezzanotte” (2012), della regista Deepa Metha, non è un capolavoro, ma una fucina di sogni sì.

Tratto dal meraviglioso romanzo di Salman Rushdie e ambientato in India, il film racconta la storia di un fatale scambio di neonati, l’uno destinato per nascita alla povertà e l’altro alla ricchezza.

Allo scoccare della mezzanotte del 15 agosto 1947 (quando l’India proclamò la sua indipendenza dall’Impero Britannico), altri bambini nacquero, ciascuno dotato – come i due protagonisti – di un super-potere.

Guardare questo film vi insegnerà qualcosa in più sull’India e, soprattutto, vi farà vedere alcune bellezze dello Sri Lanka (dov’è ambientato in realtà), isola che ho avuto la fortuna di visitare l’estate scorsa.

Viaggiare con la mente in Africa

Viaggiare con la mente: immagine dal film Agora
Agora – Immagine da La Cooltura

“Agora” (2009), del regista Alejandro Amenábar.

Un film che mi è rimasto nel cuore, sia per la sua ambientazione (Alessandria d’Egitto) che per la storia. Racconta infatti la vita della matematica, astronoma e filosofa Ipazia, che visse nel IV secolo d.C., durante le lotte sanguinolente tra cristiani e pagani.

In un’epoca dominata dalla follia degli uomini e dalla loro irrazionalità, Ipazia tentò l’impossibile: mettere ordine attraverso l’uso della conoscenza e della tolleranza. Una donna, per di più colta, che difendeva il sapere classico arroccata nella biblioteca del Serapeo e che, per questo utopistico tentativo, venne condannata a morte.

Un’opera che fa riflettere sul ruolo della donna nella società, sul rapporto tra femminilità e cultura, sull’irrazionalità che spesso si imputa al gentil sesso e che, invece, è parte di tanta cultura maschile. Infine, è un modo per viaggiare con la mente nel mio amato Egitto.

Viaggiare con la mente negli USA

Immagine dal film Wild: Reese Witherspoon con lo zaino in spalla
Immagine da RB Casting

“Wild” (2014), di Jean-Marc Vallée.

La fine di un matrimonio, un passato nella tossicodipendenza e un lutto. Quanto basta per sconvolgere una vita e spingere una ragazza a cercarne il senso. Così la protagonista Cheryl decide di attraversare da sola, a piedi, gli Stati Uniti.

A differenza di Into the Wild – che non sono riuscita ad amare – il suo quasi-corrispettivo al femminile mi ha trasmesso l’energia di cui necessitavo. Ci sono scene topiche che difficilmente spariranno dalla memoria; scene che rappresentano, per lo più, l’avventura e il terrore di trovarsi sole in mezzo alla natura selvaggia.

Un inno alla libertà femminile e anche alla bellezza Made in USA.

Viaggiare con la mente in Oceania

Immagine dal film La Luce sugli Oceani
Immagine da Tvzap

Un luogo in cui vorrei trovarmi adesso? Uno qualsiasi in Australia. Ho avuto la fortuna di andarci, tre anni fa. Adesso, non mi resta che viaggiare (e farvi viaggiare) con la mente in questo splendido continente.

“La luce sugli oceani” (2016), di Derek Cianfrance.

Il guardiano di un faro, l’amata moglie, il desiderio (talvolta sfrenato) di diventare genitori. Coprotagonista della vicenda è l’ambientazione, pura e selvaggia come solo un faro affacciato sull’oceano può essere. Il film è stato girato tra la Nuova Zelanda e la Tasmania australiana, agli antipodi del mondo.

Impossibile non avvertire il desiderio di trovarsi laddove i personaggi consumano il loro amore. Una pellicola per anime selvagge, alla ricerca di luoghi estremi e solitari in cui riposare mente e membra stanche di tutto. Per ritrovare l’essenza.

Viaggiare con la mente in Europa

Viaggiare con la mente: immagine dal film Grand Budapest Hotel
Immagine da CinemaTown

“Grand Budapest Hotel” (2014), di Wes Anderson. Un capolavoro!

Prendete il concierge di un hotel di lusso, il suo fidato fattorino e un quadro rubato: avrete una serie di rocambolesche avventure, ambientate in un villaggio fittizio dell’Europa Orientale tra le due Guerre.

Un viaggio mentale che si rivelerà anticonformista, fantasioso, colorato. In una parola: geniale. L’Europa rappresentata è anche più realistica di quella reale.

Viaggiare con la mente: non una to do list, ma una to be list

Se questo articolo vi è piaciuto, attendete i prossimi. Nella bucket list dei prossimi mesi – chissà – dovranno esserci più libri, film ed esperienze interiori che viaggi in senso stretto.

Se così fosse, apritevi al nuovo: perché non bisogna per forza fare, ma è sicuramente necessario essere.

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6 risposte

  1. Viaggiare con la mente è fondamentale per me ed è una grande capacità di cui in questo periodo abbiamo davvero tanto bisogno!
    E hai proprio ragione, se c’è una cosa che di buono questo periodo ci sta dando è il tempo per leggere, guardare, scrivere, un tempo per arricchirci anche senza poter viaggiare.
    Mi sa che questa sera mi guarderò “Wild”. 😉

  2. Corro a vedere Wild, grazie! Nemmeno io ho amato troppo Into the Wild, ma da femminista l’idea di un’avventura come quella che descrivi vista da un punto di vista femminile (non nel senso di “rosa” ma nel senso di un altro essere umano con la mia stessa forma, che come me ovula) mi prende già a priori.
    Ps: nemmeno io sopporto la fissa per la wanderlust 😉

  3. Cosa aggiungere a un articolo che entra nelle motivazioni profonde del viaggiare e dell’essere. I miei mesi di aprile, maggio e giugno erano tutti scanditi da viaggi uno dopo l’altro che, ahimé, ho dovuto totalmente annullare, eppure non mi dispiace poi tantissimo. La verità è che, a parte la mia sconfinata passione per i viaggi, erano tutti ben programmati a cadenza ravvicinata per sfuggire a una vita lavorativa che non sopportavo più, in un’azienda che soffrivo tanto ma che mi era impossibile decidere di lasciare, dopo 12 anni. Facevo anche fatica a tenerli tutti d’occhio insieme.
    Una vita lavorativa che, ho scoperto solo 2 settimane fa, sarà interrotta bruscamente dalla chiusura dell’azienda, forse intorno all’estate.
    A questa notizia, l’idea dei miei viaggi saltati non pesa più, e sto anche gioendo di questo periodo passato in casa, a riflettere su me stessa e il mio futuro, tutto ancora da riscrivere.

    1. Il tuo bellissimo commento era finito nello spam… Una situazione orribile come questa ti ha dato lo spunto per riflettere su te stessa. Fai tesoro di quello che hai scoperto e portalo sempre con te, soprattutto quando tutto questo sarà – spero prestissimo! – finito. Talvolta i viaggi sono davvero un modo per fuggire e mi fa piacere che ci sia qualcuno, come te, che si è posto il problema. Buona fortuna.

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