Peloponneso on the road: 5 tappe intense tra Sparta, Malvasia ed Elafonisos

Peloponneso on the road: itinerario tra Malvasia, Elafonisos e sorprese

Peloponneso on the road: appunti di viaggio tra rovine, strade verso sud e mare aperto

Il Peloponneso non è una destinazione che si concede tutta insieme. È una terra che si lascia attraversare per frammenti, per strati, per ritorni. Non è la Grecia fluorescente dei dépliant: è una Grecia più morbida, schiva e silenziosa.

Questo viaggio – come tutti i miei viaggi – ha seguito un disegno preciso fino a un certo punto: in parte si è costruito strada facendo, tra soste intenzionali e deviazioni inattese, tra luoghi che chiedevano tempo e altri a cui ne bastava poco.

Sbarco a Patrasso

Sono sbarcata a Patrasso in mezzo al fumo: erano, quelli, i giorni degli incendi di agosto, ma non avevano ancora colonizzato i tg.

Mi sono fermata per un pranzo al volo presso la Moustakas Tavern, taverna a bordo strada e a ottimi prezzi. Non le avrei dato due lire: è una sorta di saloon in mezzo al nulla che pare uscito da un western grecizzato alla buona. Eppure ho mangiato delle ottime polpette con un contorno di patatine fritte (contorno classico, in Grecia).

La parte memorabile di questa prima tranche di on the road, però, è stata lei:

Sparta: rovine solenni e memoria che resiste

Area archeologica di Sparta, Peloponneso
Rovine di Sparta

La visita alla zona archeologica di Sparta è stata una delle esperienze più intense del viaggio, molto più di quanto mi aspettassi. Non per la monumentalità spettacolare, ma per la solennità.

Camminare tra i ruderi, in una giornata attraversata dal frinire continuo delle cicale, ha reso tutto più fermo, grave, quasi sospeso. I resti della città sembrano reggere il peso di tutto, senza alcun bisogno di essere spiegati nel dettaglio. In questo caso, la Storia si respira.

Pochissimi visitatori, complice il caldo africano del meriggio.

Muoversi in quello spazio, con quella calma forzata dalle temperature e dal silenzio, ha creato una sensazione rara: quella di un ritorno a un passato, anche personale, congelato dal tempo.

Per me è stato impossibile non pensare agli anni del liceo, allo studio della Grecia come fondamento, come origine. Qui quella materia studiata prende corpo. Non è più astrazione: è pietra, spazio, vuoto.

Appena fuori dall’area archeologica, la statua di Leonida impone la sua presenza. Figura-simbolo di Sparta, re ricordato per la battaglia delle Termopili, le sue gesta riaffiorano alla memoria anche grazie al film 300, che ha contribuito a fissare nell’immaginario contemporaneo l’idea di un popolo tra i più coraggiosi dell’antichità.

Ma al di là del cinema, stare lì, davanti a quella statua, dopo aver camminato tra i resti della città, restituisce una misura concreta della storia. Senza questi luoghi, senza questi segni materiali, molto di ciò che Sparta è stata resterebbe oggi quasi inimmaginabile.

Peloponneso on the road: Monemvasia (Malvasia)

Il mare a Monemvasia
Malvasia, tra natura e bellezza

Sono arrivata a Malvasia al tramonto, stupita di fronte a questo promontorio che una sorta di istmo collega alla terraferma.

La città fortificata è quasi interamente in pietra. Qui, date le dimensioni ridotte, si cammina più volte sulle stesse strade, riconoscendo dettagli che il primo giorno, solitamente, sfuggono: una scala, un arco, una finestra che guarda il mare.

Il tempo, a Malvasia, non è mai frenetico. Solo i turisti lo sono. Ma poi cambiano anche loro, insieme alla luce che prende lentamente vita sulle mura, mentre il mare resta sempre lì, a distanza costante, come un riferimento fisso.

Passeggiate, soste, rientri brevi: queste le giornate a Malvasia. Mangiare senza fretta, bere qualcosa guardando il mare (la vita), tornare più volte negli stessi punti. Malvasia non chiede di essere vista con gli occhi del turista, ma del viaggiatore capace di andare oltre i tanti negozietti di souvenir e vari accenti italiani che si mescolano, talvolta arroganti, tra le viuzze del borgo.

È uno di quei luoghi in cui il viaggio smette di accumulare e inizia a depositarsi. Basti osservare gli stranieri che si sono trasferiti qui, in cerca di qualcosa di non troppo misterioso: pace, distanza dalla confusione, natura selvaggia.

Cosa vedere a Malvasia

Chiesa di Santa Sofia
La chiesa di Santa Sofia a Monemvasia

Sine qua non di una sosta a Malvasia è la chiesa ortodossa di Santa Sofia, che sorge nella città alta (attenzione: scarpinata che richiede scarpe adatte alle pietre scivolose che si inerpicano verso la chiesa).

Prima di intraprendere la salita, è bene informarsi sui giorni e gli orari di apertura. Ma anche se la si trovasse chiusa, la visita varrebbe comunque la pena, sia perché per raggiungere la meta si attraversa il meraviglioso complesso di rovine che costellano il percorso sia per la vista sull’Egeo, che ripaga da ogni fatica.

Mi sono seduta tra gli ulivi, in mezzo alle cicale, orgogliosa di quell’atmosfera mediterranea di cui milioni di persone cresciute altrove vanno alla ricerca. Ad accompagnare le mie sensazioni, il suono melodioso dell’handpan, maneggiato abilmente da un ragazzo appostato lì, in attesa che la chiesa aprisse.

Dove mangiare a Malvasia

  • Matoula: ndove ho ordinato un piatto di dolmades, involtini di foglie di vite ripieni di riso ed erbe aromatiche. Ottimi!
  • Athas:ad Agios Ioannis, a qualche chilometro da Malvasia. Musica greca e pasti semplici.
  • Oinomelo: qui ho mangiato gamberoni cotti nell’ouzo (distillato greco) e involtini di melanzane con vista sul mare.
  • Chrisovoulo: romantico ed elegante.
  • Emvasis Cafe: bellissima terrazza per una pausa caffè con vista indimenticabile sul blu.

Dove dormire a Malvasia

Malvasia Traditional Hotel: bellissimo. Struttura in pietra, in pieno centro storico, con stanze vista mare. Colazione a buffet nel cortile interno.

Le spiagge intorno a Malvasia

Mare del Peloponneso
Il mare dalle parti di Vlychada Beach
  • Vlychada Beach: tante curve per raggiungere una spiaggia di ciottoli racchiusa tra le montagne, lambita dall’acqua turchese e fortunatamente per me mal segnalata. Un solo bar a sostentare i pochi visitatori: Kantina. L’aspetto più bello? L’assenza di folla nonostante fosse Ferragosto. Si trova a circa un’ora di macchina da Malvasia.
  • Kastraki Beach: selvaggia, ventosa e costeggiata da tamerici sotto cui riposare felici. Nessun luogo di ristoro, però.

Neapolis: non solo luogo di passaggio

Purtroppo non sono riuscita a visitare la città: mi sono fermata a Neapolis giusto per l’ora di pranzo, in attesa del traghetto che mi avrebbe portata sulla splendida isola di Elafonisos.

Dico purtroppo perché si tratta di un luogo ricco di storia (del resto, cosa in Grecia non lo è?), ma la mia breve pausa mi ha fatto pregustare l’atmosfera dell’isola di fronte.

Dove mangiare a Neapolis

Ouzeri: involtini di zucchine e gamberi con feta e pomodori. All’aperto.

Elafonisos e Simos: il tempo ridisegnato dal mare

I colori del mare a Elafonisos
Simos Beach

Elafonisos è arrivata dopo, non come un’aggiunta, ma come una soglia. Qui il viaggio cambia natura: non è più attraversamento, non è più strada: è stare.

Il mare, a Elafonissos, prende il comando su tutto. Sui tempi, sui gesti, sulle decisioni. Non c’è molto da organizzare, perché è l’acqua a dettare le regole.

Simos Beach è una spiaggia ampia, luminosa, attraversata dal vento. Non ha bisogno di essere spiegata, perché la sua bellezza è sfacciata. Le dune, con i gigli di mare che sbucano da sotto la sabbia; l’istmo, che divide lo spazio in due; il blu deciso del cielo e l’azzurro del mare, quasi fumettistico, interrotti solo dal biancore della sabbia… Non è necessario aggiungere molto.

Simos è equilibrio puro.

Le giornate, qui, si misurano in entrate e uscite dall’acqua, in spostamenti minimi, in pause lunghe sotto il sole. Mangiare diventa – quasi – secondario, non perché non sia importante, ma perché il mare occupa tutto lo spazio mentale. Il resto è ridondante.

Elafonisos non è un luogo in cui “fare”. È un luogo da vivere con il corpo: quando si entra nel suo ritmo, restituisce una sensazione di rara beatitudine.

Quando si riparte, si ha la sensazione che il tempo, per qualche giorno, abbia funzionato diversamente.

Dove mangiare a Elafonisos:

Angolo colorato a Elafonisos
Elafonisos
  • Arones. Tavoli e sedie a ridosso del mare. Taverna tipica con piatti tipici: calamari ripieni di formaggio, pomodori secchi e peperoni, e tsaiti, buonissima pitta con formaggio fresco locale e menta.
  • Kalifournas: per la colazione (cara però). Giusto se volete il classico cappuccino + croissant.
  • Simos Beach Bar. Da vacanza. Ci sono arrivata scalza, saltellando sulla sabbia bollente, ma ne è valsa la pena. Da provare: i classici gyros di pollo.
  • To Megalo Tigani: si tratta di un piccolo forno, ma la particolarità è data dai tavoli sulla sabbia. Qui mi sono concessa un drink analcolico osservando i traghetti andare e tornare… Meglio provare qui il classico binomio cappuccino + cornetto.
  • Restaurant Alexandra: tra le campagne di Elafonisos. Sono arrivata al tramonto: questo ristorante offre infatti un punto di vista privilegiato. Buone le melanzane al forno con crema di granchio.

Mystras: una città bizantina che non accompagna

Una delle chiese di Mystras
Chiesa a Mystras

Al ritorno, la deviazione verso Mystras è stata una scelta consapevole.

Fondata nel XIII secolo e divenuta uno dei più importanti centri del mondo bizantino, Mystras non è un sito archeologico nel senso comune del termine: è una città intera, costruita in verticale, che si arrampica sul fianco del monte Taigeto.

Camminare tra le sue strade significa attraversare secoli concentrati in pochi chilometri: palazzi, chiese, monasteri, abitazioni. Non c’è una sequenza pensata per stupire. La bellezza di Mystras è severa, fatta di pietra, luce e fatica. Il caldo è parte integrante dell’esperienza.

La salita rallenta il passo, il silenzio si fa più evidente man mano che si sale. In alcuni punti la vista si apre improvvisamente sulla pianura sottostante e lì si comprende anche il valore strategico di questa città: Mystras non nasce per essere bella, ma per resistere, governare, controllare.

Le chiese affrescate, spesso spoglie e poco illuminate, restituiscono una spiritualità asciutta, funzionale, legata al potere e alla sopravvivenza di un impero in declino.

È un luogo che non chiede empatia, ma attenzione.

Dove mangiare a Mystras

Io mi sono fermata in una taverna un po’ turistica: Mystras Inn. Ho provato il classico souvlaki di maiale. Non male, nonostante l’improvvisa, strana febbre mi abbia impedito di assaporare appieno i sapori.

Nauplia: una città a cui dedicare dei giorni

Barca nel mare di Nauplia
Scorcio di Nauplia

Nauplia, per me, è stata tappa finale prima del ritorno. Anche in questo caso dico peccato: passeggiare tra le sue vie ti dà subito la misura dell’importanza e della bellezza di questo posto.

Ad ogni modo ho potuto cenare in un buon ristorante: finalmente, al Pidalio Restaurant, ho mangiato dopo diversi anni la moussaka e la salsa tatziki, che avevo rimandato da inizio viaggio.

La mattina dopo caffè al volo e partenza, direzione Patrasso. Ed è lì, come accade spesso durante i viaggi, che la bellezza – quasi insopportabile – si è aperta all’improvviso, con tutto il codazzo di rimpianti che caratterizza i miei spostamenti, fatti di scoperte all’ultimo secondo e momenti inaspettati.

Avevo fame e mi sono fermata nel primo bar disponibile: il Rastoni Beach Bar di Sarantapichiotika: piatti semplici, ma ottimi e grandi! Sarebbe stato bello fermarmi un po’ di più nella loro piccola, ma incantevole spiaggetta.

Non paga di tanta bellezza, ho preteso di fermarmi, anche se per pochi istanti, a Corinto, per ammirarne lo stretto. Adrenalinica: riassumo così questa esperienza, che mi ha permesso di non invidiare i folli che facevano bungee jumping sul canale e di osservare con occhi quasi infantili barche e navi di ogni dimensione attraversare uno spazio così incredibilmente ridotto.

Il canale di Corinto visto dall'alto
Il Canale di Corinto

Considerazioni finali

Questo itinerario nel Peloponneso non racconta tutto. Racconta un attraversamento, fatto di rovine solenni, città sospese, strade lunghe, mare aperto.

Non tutto è stato memorabile. Non tutto doveva esserlo.

Ed è proprio questa alternanza — tra intensità e passaggio, tra bellezza e quotidianità — che ha dato senso al mio viaggio.

 

 

Roberta Isceri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Don`t copy text!