Sulle strade del Kenya come una mnzungu

Sulle strade del Kenya: autobus scassato e colorato nella savana

“Sulle strade del Kenya. Una mnzungu tra le contraddizioni dell’Africa”: quando Diana Facile – che ho intervistato qualche tempo fa – mi ha chiesto di leggere il suo libro, le ho detto di sì quasi prendendo la rincorsa.

Lei è a dir poco una viaggiatrice sui generis (non posso dirlo di tante persone, in un’epoca in cui viaggiare è alla portata di quasi tutti). È coraggiosa e indipendente, ma non avventata. Come piace a me.

Insomma, non è da tutte preparare lo zaino e partire alla volta di un paese africano in solitaria…

Sulle strade del Kenya: le contraddizioni vissute in prima persona

Sulle strade del Kenya: elefante con piccolino
Elefanti

Il Kenya è uno dei paesi più turistici e al contempo uno dei più difficili da girare in autonomia, specialmente quando sei una mnzungu, una bianca.

I bianchi, in Kenya come nel resto dell’Africa, sono spesso oggetto di attenzioni moleste: camminano tra le strade polverose del continente con l’ingenuità di chi non vede, riflessa nello specchio, una cassaforte ambulante.

Questo è il primo aspetto negativo di un viaggio in un paese difficile e, d’altra parte, struggente come il Kenya.

Noi occidentali siamo attratti come api dal “miele africano”, perché richiama le nostre radici, la parte selvaggia che ci abita, ma chissà in quale punto del nostro animo civilizzato.

Talvolta siamo manager stanchi, uomini incravattati da carriere e vite costrittive; altre volte siamo donne che hanno perso per strada l’autenticità, incapsulate in giudizi, ruoli e immagini distorte di noi stesse.

Sulle strade del Kenya: albero solitario al tramonto
Tramonti africani

L’Africa è il primo posto che viene in mente a questo sciame grigio di persone quali noi, ormai, siamo. Ma è un grigio apparente, il nostro, che cela nel fondo tutti i colori che cerchiamo disperatamente in un luogo tanto geograficamente vicino quanto umanamente lontano: l’Africa.

Ne abbiamo un’immagine stereotipata: pur conoscendo la povertà che affligge tutto il continente, lo vediamo come un serbatoio di amore, animali selvaggi e strade tra cui perdersi.

Partiamo con il piede giusto, pur sapendo che ad aspettarci ci saranno quelle che – per voler essere soft – chiamiamo contraddizioni. E quali sono queste contraddizioni? Diana le racconta con una semplicità, efficacia e schiettezza rare. Un esempio su tutti: la bellezza di una spiaggia rovinata dall’insistenza dei beach boys, che non sono certo cantanti, bensì venditori che vedono i bianchi come banconote con le gambe.

Parto dai lati negativi, perché è facile fare perno sulla nostra immaginazione idilliaca. Anziché prodigarsi in descrizioni romantiche e politically correct del paese, Diana racconta senza veli le cose che l’hanno fatta arrabbiare, elaborandole, dando loro motivazioni, forma e perché, senza per questo giustificare l’ingiustificabile. Come quel poliziotto che ha cercato di estorcerle denaro per una sigaretta fumata alla dogana.

Un modo diverso di viaggiare sulle strade del Kenya

Alba a Kakamega Forest
Alba a Kakamega Forest

Lo spirito di ospitalità e condivisione dell’Africa è radicato dalla prima infanzia e per me rappresenta un ritorno alle origini e alla solidarietà, che il mio paese sembra aver seppellito chissà dove e chissà quando.

Cosa vi dicevo? Per questo si va in Africa: per tornare ad appartenere a un gruppo (e non tramite social). Sarà naïf, ma questo segnala un bisogno profondo che non va trascurato. Dalle nostre parti siamo ancora troppo presi dall’altra polarità (anche se altrettanto importante): l’individuazione.

Ogni bisogno può creare mostri: il nostro prende i nomi di “Individualismo”, “Solitudine” e “Mancanza di senso”, laddove un eccesso di appartenenza può causare assenza di libertà, personalità, momenti per sé.

Diana, partendo per il suo lungo viaggio, ha risposto a entrambi i bisogni: la solitudine del suo modo di viaggiare sposa l’ospitalità di un popolo pronto ad abbracciarla. Ce lo racconta soprattutto in un bellissimo capitolo: “Il calore di una famiglia a Kakamega Forest”.

La voglia di viaggiare sulle strade del Kenya senza cedere alle lusinghe della comodità porta Diana a fare couchsurfing a Mombasa e trekking improvvisati in mezzo alla savana, ma anche a salire a bordo di matatu e boda-boda, ad accettare il sacrificio di una gallina e a fare la maestra per un giorno.

Perché leggere Sulle strade del Kenya

Sulle strade del Kenya: ippopotamo con le fauci spalancate
Ippopotamo

Perché, tra miseria e povertà, questo paese nasconde un patrimonio inestimabile fatto di sorrisi, sguardi, calore e umanità.

So che in questo periodo non possiamo viaggiare (non in totale libertà): che senso ha – mi chiederete voi – leggere un libro di viaggi in un momento del genere?

Ho già scritto di come salvarsi la pelle durante il lockdown, ma ribadisco il concetto: le buone letture sono tra le medicine più potenti. Ci aiutano, ci fanno crescere, sognare e progettare. Se è vero che prima o poi torneremo a viaggiare, allora leggete adesso “Sulle strade del Kenya”. Chissà che non sia la vostra prossima meta.

A chi lo consiglio? Alle donne e a coloro che vorrebbero viaggiare in solitaria senza aver ancora dato spago a questo desiderio: so che siete lì lì per farlo. Allora prendete in mano questo libro, che in meno di 200 pagine vi farà volare con la fantasia, tenendovi i piedi ben saldi a un terreno arido, eppure ricco come pochi.

Sarà come ascoltare della buona musica africana, mentre si sorseggia un tè a casa propria. In attesa di decollare.

Il libro, edito da Alpine Studio, si trova su tutte le maggiori piattaforme online, tra cui IBS.

P.S.: se il mio logo rappresenta una me stilizzata in sella a una giraffa, qualcosa vorrà dire…

Sulle strade del Kenya: copertina del libro
Sulle strade del Kenya

Roberta Isceri

24 risposte

  1. Be questo per me è un problema o troppo semplice commentare un articolo che racchiude due splendide persone conosciute su IG e poi di persona. Brave ad ambedue tu Roberta riesci a catalizzare la mia attenzione facendomi spesso esclamare “caspita ma quando è brava, cacchio è unica”. Sul libro che dire quando conosci l’autrice la cerchi tra le pagine esclamando è lei. Insomma un vanto per me avervi come amiche. Un bacio Roby e un abbraccio a Franco

  2. Hai fatto una presentazione bellissima di un libro che ha tutta l’aria di essere molto interessante. Mi piace tanto l’analisi che fai all’inizio di noi bianche inconsapevoli alla ricerca delle nostre radici. Ho sperimentato di persona quello di cui parli sia in Tanzania che in Madagascar e soprattutto in Cameroun (dove ho fatto un pò di volontariato). Leggerò sicuramente il libro.

  3. Mi piace il modo che hai scelto per raccontare questo libro, crudo ma al tempo stesso affascinante. Può essere un modo per viaggiare con la fantasia, ma soprattutto per immergersi nella realtà di un paese forse spesso idealizzato o noto solo da scatti costruiti, artefatti, ma che nasconde grandi contraddizioni

  4. Un discorso che non fa una piega. Prendo nota di questo libro, non mi dispiacerebbe affatto leggerlo. Ogni tanto abbiamo bisogno di leggere della realtà per ritornare un po’ con i piedi per terra.

  5. Conosco bene Diana, per me è davvero una grande viaggiatrice; i suoi viaggi sono sempre molto affascinanti e particolari e la seguo da tempo. Leggerò sicuramente il suo libro, perchè sono sicura che mi piacerà!

  6. Ho sentito parlare di questa lettura e devo dire che il tuo articolo mi sta spingendo ad acquistare il libro per tre motivi: amo la letteratura di viaggio, amo l’Africa e amo viaggiare da sola. Ammetto che visitare il Kenya per me sarebbe favoloso (anche per andare a trovare la nonna del mio compagno che vive quasi per tutto l’anno lì) e farlo da sola beh… Sarebbe proprio un sogno!

  7. Io sono particolarmente affezionata all’Africa, la frequento da anni e, se necessario, la difendo. Amo particolarmente il Kenya, dove mi sento a casa e dove mi piace chiacchierare con i beach boys. Non ho letto il libro di DIana, di sicuro e presto lo farò.

  8. Un libro molto particolare che rende bene l’idea di come noi bianchi siamo cmq etichettati dagli abitanti del luogo. Chissà se riusciremo ad avere la stessa parità prima o poi.

  9. Mi piace molto il modo in cui hai descritto questo libro. Una lettura interessante e che molto probabilmente farò. Sono sempre più attratta dal Kenia e mi piacerebbe andarci prima o poi.

  10. Non sono mai stata in Kenya o fuori dal Nord Africa ma posso capire i sentimenti di fondo che hannp ispirato questo libro…. Che a sua volta mi ispira molto!

  11. Mi è piaciuta molto la presentazione del libro, che mi ha incuriosito perché nel 2021 dovrei andare in Kenya (Pandemia permettendo). Mi piace quando vengono descritti i luoghi nella loro autenticità, con annesse parti negative che spesso non vengono citate. Grazie!

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