Caffarella: il polmone verde di Roma

Una mattina decido che è ora di muovermi un po’: opto per una lunga e stancante camminata alla Caffarella, uno dei miei parchi romani preferiti.

Sì perché, più che un parco, questo squarcio immenso di verde sembra aperta campagna. E campagna era: qui, infatti, avevano le loro dimore “country” alcune nobili famiglie della Roma antica.

Se si entra dall’ingresso di Via Latina (gli altri ingressi principali sono Via della Caffarella e Largo Tacchi Venturi), ci si ritrova all’improvviso in un paradiso storico-naturalistico, che rappresenta una visione insolita per chi è abituato alla vita di città e ai suoi parchi ben ordinati.

Non è raro posare i piedi su campi appena arati e imbattersi in folte greggi guidate da pastori che sembrano ignari della vita che si conduce all’esterno del parco.

Parco della Caffarella: cose da fare e da vedere

Le canne ai lati dei sentieri creano fitti tunnel nei quali avventurarsi e io – un po’ come Alice nel Paese delle Meraviglie -mi chiedo cosa ci sia dietro l’angolo: al parco della Caffarella la natura è selvaggia e stimolante.

Mi muovo guardinga e mi imbatto in un insospettabile monumento.

Il Cenotafio di Annia Regilla

Esterno del Cenotafio di Annia Regillia, al parco della Caffarella
Di Own work – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14676018

Questa parola strana (cenotafio) indica un monumento sepolcrale vuoto, costruito in memoria di qualcuno, nonostante l’assenza dei suoi resti.

Quello di Annia Regilla, nobildonna romana sposata a Erode Attico, campeggia solitario dietro a un cancello di ferro. Non so se mi stupisca di più questa visione o la presenza di una mappa tattile che spiega anche ai non vedenti la storia del magnifico monumento. Come a dire che le categorie di “selvaggio” e “ordinato” possono convivere armoniosamente.

La voglia di proseguire vince su qualunque diffidenza. Da bravo luogo sterminato e pieno di frasche, infatti, il Parco della Caffarella è sconsigliabile alle donne sole, almeno durante i giorni feriali. Ecco perché mi sono fatta accompagnare dal mio caro fratello.

Oltre al tempietto di Annia Regilla si aprono campi puntellati da rovine romane, sparse qua e là come pietre sacre. Del resto, la Valle della Caffarella fu teatro di miti e leggende: la parola “sacro” non arriva dunque a caso.

La Chiesa di Sant’Urbano

Esterno di Sant'Urbano alla Caffarella
Di Roundtheworld (talk)

Prima di raggiungere la Chiesa di Sant’Urbano, mi sale lo sfizio di attraversare l’ingresso magico di un rudere di cui non so assolutamente nulla e che domina la vallata dalla cima di una collina. Mi trovo nuovamente ricongiunta alla storia e al mito: nonostante le dimensioni ridotte, cammino in punta di piedi, con la paura di essere risucchiata da un altro mondo.

La Chiesa di Sant’Urbano era un tempio pagano (presumibilmente dedicato a Cerere e Faustina), successivamente convertito in luogo di culto cristiano. A ciò dobbiamo la sua conservazione, sia all’esterno che all’interno.

Lo si trova quasi sempre chiuso, ma osservarne le colonne e il tetto a spiovente tipico dei templi è già molto. Se si ha la fortuna di vederne gli interni, i mirabili affreschi saltano subito all’occhio.

Il Ninfeo di Egeria

Luoghi poco conosciuti di Roma: il Ninfeo di Egeria
Ninfeo di Egeria. Fonte: parcoarcheologicoappiaantica.it

Ve ne ho parlato in un altro post, dedicato ai luoghi poco conosciuti d’Italia: Egeria è la ninfa che ha dato il nome all’acqua romana per eccellenza. Non troppo distante dalla Caffarella (Via dell’Almone, 111) si trova proprio la fonte di quella che è definita acqua santa per le sue proprietà benefiche, soprattutto per i problemi di stomaco.

Presso il Ninfeo pare che si rinfrescassero i Romani durante l’estate, grazie ai giochi d’acqua creati da tubi in terracotta che correvano lungo le pareti e al centro della sala. Una sorta di lussuosa grotta che apparteneva al Triopio di Erode Attico e della moglie Annia Regilla.

La Vaccareccia

La Vaccareccia e il suo abbeveratoio circondato da persone
Credits: http://www.romaspqr.it/

Si trova al centro della Caffarella ed è un vero e proprio casale di epoca rinascimentale, fatto costruire dalla nobile famiglia dei Caffarelli, cui il parco deve il nome.

L’abbeveratoio proprio di fronte alla facciata, l’aia e il fienile danno proprio l’idea di un posto tutto meno che metropolitano.

La Torre Medievale

 

Torre medievale all'interno del parco della Caffarella
Credits: R. Biagi

Questa torre aveva scopi difensivi, ma fu poi integrata nella valca, ossia in un edificio/fabbrica in cui si lavorava la lana con degli appositi rulli e si disinfettavano i panni (attività di metà ‘600, epoca della peste).

La Via Appia Antica

Viaggi spirituali: ciclista sull'Appia Antica
Sull’Appia Antica

Impossibile concludere questo articolo senza far un seppur veloce riferimento alla Via Appia Antica, a ridosso della quale la Caffarella si stende.

La amo a tal punto da averne parlato in diverse occasioni, ma mi rifaccio in particolar modo a un articolo. Troppe le cose da dire, per cui vi rimando anche al sito del Parco, nel caso in cui voleste approfondire ulteriormente.

Vi basti sapere che questa strada, lastricata di inestimabili tesori archeologici, conduceva da Roma a Brindisi. Se volete fare un tuffo nella Storia con la S maiuscola, questo è il posto giusto.

Ma intanto le mie gambe stanche mi portano verso l’uscita del Parco della Caffarella. Attraverso così agresti ponticelli sotto cui scorre il fiume Almone, che la sporcizia dell’uomo ha rovinato in alcuni tratti, mentre altri hanno ancora il sapore della natura incontaminata.

E mentre si avvicina il suono delle campanelle di placidi ovini, mi accorgo che è davvero troppo tardi. Mi occorrerebbe altro tempo per raggiungere i molti punti ricchi di storia e mistero (i ruderi che vi ho elencato non terminano con i pochi esempi riportati più su).

Rimando alla prossima volta, grata, intanto, per tutte le sfumature di verde delle molte specie botaniche e per il silenzio che solo chi vive in una grande città può apprezzare in tutta la sua bellezza.

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