Travel blogger: un’etichetta che mi limita

Viaggio tanto, esploro di più. Amo scriverne. Sono una travel blogger?

So solo che amo comunicare pensieri e sentimenti.

Eppure.

Eppure, da un po’ di tempo, la scrittura per il blog e per i social mi ha stancata. Quello dei viaggi è un mondo competitivo, che impone una visione – anche della vita – piuttosto standardizzata.

Vince chi usa i filtri migliori per le foto e una scrittura semplice, se non superficiale, ché poi i lettori si annoiano. Vince chi viaggia con la sindrome di wanderlust, perché i “veri” viaggiatori sono sempre in giro.

Travel blogger o cercatrice di bellezza?

Dipinto di una scrittrice alla scrivania con penna d'oca
Travel blogger?

Cara Italiaterapia, cara In Viaggio con Lollo; cara me: sono in pausa da un po’. Chissà se qualcuno se n’è accorto, considerato il mare magnum di blog e chiacchiere web sui viaggi…

Poco importa: continuo a pensare che il motore debba essere la passione. La passione è data non solo dai viaggi e dalla scrittura, ma anche dai feedback interessati di chi ti legge e desidera ancora farlo. La passione è assecondare il proprio modo, il proprio mondo, e non inseguire cose, fatti, eventi, luoghi.

Forse sto solo cambiando forma e sono in attesa che tutte le mie idee decollino, ma mi sembrava giusto avvertire chi mi segue da anni.

Scrivere sulle cose da fare e da vedere – lo ammetto – mi ha stancato: i viaggi, nel tempo, cambiano; come le persone.

Oggi non leggerei i 10 must di Parigi, ma cosa si prova a Parigi, quali le sensazioni di un avventore in particolare. Che musica si ascolta, che atmosfere si respirano nel 2022.

Forse è la visione di una cercatrice di bellezza, per cui scusate se al momento non riesco a donarvi una scrittura da manuale delle istruzioni. Ho bisogno di afflati e di ali.

Questa sono io.

Cosa significa per me viaggiare oggi

 

Travel blogger italiana in un vicolo bianco di Binibeca Vell
Binibeca Vell

Anni fa mi era indispensabile viaggiare. Il mio sogno nel cassetto era quello di mollare tutto e tutti e andare, zaino in spalla, dall’altra parte del mondo. Avete già sentito questa storia, vero?

Non potrei mai smettere di viaggiare, ma il mio concetto di viaggio è cambiato; o meglio, si è evoluto: non ho mai sopportato la bulimia di cose ed esperienze, oggi ancora di meno. Per me viaggiare vuol dire prima di tutto sentire un luogo prima ancora di visitarlo. A un certo punto scatta la molla e si parte.

Non sono il tipo che infila bandierine sul planisfero per poter dire: “Ehi, ci sono stata!”. Sogni e bisogni di oggi vanno in direzione di una sorta di minimalismo emozionale, fatto di innamoramenti lenti, mancanza di programmi dettagliati di viaggio, improvvisazione.

Cosa significa per me scrivere di viaggi e cosa voglio darvi

Ragazza con Iphone e Mac al lavoro
Travel blogger al lavoro

Non so ancora cosa diventerò da grande, ma qualcosa diventerò.

So solo che non voglio sostituirmi alle Lonely Planet. Penso infatti che il blog debba dare qualcosa in più (sono all’antica io):

  • il piacere della lettura. Magari è un punto di vista solo mio, ma se io amo scrivere, non è meglio rivolgermi a chi ama leggere? So che un libro è più piacevole dello schermo, ma sempre di lettura si tratta… E di pensieri, emozioni;
  • me stessa. Che ve ne fate di un blog che, in modo asettico, vi dice cosa fare o dove andare? Preferisco comunicare con voi e che voi vi affidiate alle mie sensazioni, anche per vivere il luogo in un determinato modo;
  • sogni. Credo sia questo il punto. Certo, le informazioni sono importanti: non sto dicendo che non ve ne darò più. Io però, in quanto lettrice, preferirei che mi si aprisse un mondo alternativo mentre leggo;
  • spunti. Penso che i viaggi si debbano organizzare da sé. Non voglio trattare i miei lettori come bimbi incapaci. Voglio ispirare, ecco.

Cosa aspettarsi da me

Torneremo a viaggiare: macchina fotografica con piccole foto stampate di fronte
Torneremo a viaggiare

Vi parlerò della mia Irlanda, ma anche dell’autunno, di libri e film, di vita. In questo senso, forse, non sono più una travel blogger. Ma c’è davvero bisogno di una definizione? Dovrei per caso chiamarmi “life blogger”?

Non credo che inseguirò mai i grandi numeri né cercherò di scalare le vette di Google. Basterà che la mia voce piaccia a qualcuno, che fidelizzi chi si identifica nel mio modo di viaggiare.

Se siete d’accordo, io virerei in questa direzione. Fatemi sapere, anche sui social: come vi dicevo, il blog vive di feedback. Gli scrittori vivono di feedback. Ché questo faccio io: scrivere, ancor prima di viaggiare.

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2 risposte

  1. Come sempre ho letto il tuo post tutto d’un fiato. Ho sempre amato il tuo modo di scrivere che trasmette emozioni. Continua a farlo, per me sei sempre di ispirazione. Oggi vedo blog e profili social tutti uguali, che raccontano tutti le stesse cose allo stesso modo ma mancano di personalità, quel qualcosa in più per cui le persone si ricordano di te. Il tuo blog si legge per il piacere di farlo, non perché cerchi un’informazione che puoi trovare da altri allo stesso modo.

    1. Grazie Monica cara, se alcuni blog sopravvivono è perché esistono ancora dei lettori, delle persone che hanno bisogno di emozionarsi e non solo di raccogliere nozioni. Sono onorata di essere d’ispirazione per te!

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