Un weekend a Catania è un’immersione nella vitalità sicula. La vita che sprigiona è tale che sto già scrivendo questo post!
A voi la prima parte del mio viaggio in questa meravigliosa città.
Weekend a Catania: l’arrivo
Mercoledì 2 marzo prendo il treno delle 11.26 da Roma Termini. Avete capito bene: il treno. Cosa c’è di meglio, per un’amante dei viaggi slow, che affondare il naso in un libro per una decina di ore e, di tanto in tanto, buttare l’occhio sul panorama? 🙂
Arrivo alle 21.26 (minuto più, minuto meno) alla stazione di Catania. Mi dirigo verso il b&b di via Gagliani, a due passi dal Duomo.
Weekend a Catania: primo giorno
Mi alzo di buonora e subito mi immergo tra i rumori e il sole della città. Prima tappa: Piazza del Duomo. magnifiche la Cattedrale di Sant’Agata e la Fontana dell’Elefante.
Percorro entusiasta Via Etnea, in fondo alla quale si trova il vulcano (o, per meglio dire, la vulcanessa, come amano chiamarla gli abitanti). Esiste prospettiva più emozionante dell’Etna innevata?
Raggiungo la splendida Villa Bellini, intitolata al celebre musicista catanese. Luce ovunque. E poi verde, rosso, morbide salite e discese…
All’ingresso incontro Mariagrazia, blogger di Non Solo Giornalista, che mi fa da Cicerone fino al tardo pomeriggio.
Iniziamo con l’andare a pranzo in Via Santa Filomena, una stradina chic nel cuore della vecchia Catania. Mi fiondo sulla pasta al pistacchio di Bronte in una delle tante pullulanti trattorie.
A pancia piena, lancio una fugace occhiata a ciò che rimane del mercato quotidiano di Piazza Carlo Alberto. Di fronte alla chiesa barocca, come in uno spettacolo folkloristico per turisti, rimasugli di frutta, verdura e l’inconfondibile aroma di pesce.
Dopo qualche passo, siamo davanti a uno dei tanti chioschi della città: Giammona. Qui ci deliziamo con seltz e mandarinetti, digestivo che più “homemade” di così non si può.
A questo punto, è la volta di un luogo sorprendente: il Monastero dei Benedettini di San Nicolò, che ospita le facoltà umanistiche dell’Università degli Studi di Catania.
Perché sorprendente? Per l’imponente facciata, una delle più importanti opere incompiute d’Italia. Ma anche per i ricchi “ricami” bianchi, che girano intorno alle grigie pareti barocche con incredibile sinuosità. Infine, per l’eclettica edicola del chiostro di levante, purtroppo inaccessibile al momento del nostro arrivo.
Il ‘700 ha fatto miracoli in questa città – penso sempre più meravigliata.
Il pomeriggio con la mia fantastica guida termina al Castello Ursino, costruzione normanna circondata da palme, pini e fichi d’India.
Prima di andare a cena, raggiungo l’estasi con un cannolo appena fatto al Bar Pasticceria Spinella, sempre in Via Etnea.
Continua…








