Il mio fine settimana a Catania si arricchisce con la visita ad Acireale e ad Aci Trezza.
Vi racconto i due paesi, sulla scia dei miei amici Malavoglia.
Venerdì 4 marzo: Catania – Acireale
Prima di dirigermi ad Acireale, dedico la mattina a un po’ di sano shopping. Forse non vi aspettereste che una cultrice di tutto ciò che è arte e bellezza possa apprezzare le frivolezze della vita. E invece vi sbagliate 😉 Ad ogni modo, ho scelto Via Etnea per dar vita a una me stessa meno conosciuta.
Poi pranzo veloce ma di qualità al FUD di via Santa Filomena. Si tratta di un’hamburgeria che va oltre gli stereotipi. Io ho mangiato un’ottima insalata in stile siciliano. Littel Italy, ecco come si chiamava. Non è un errore: i proprietari hanno il vezzo di canzonare l’inglese, italianizzandolo.
Hanno tutto il mio appoggio.
Alla scoperta di Acireale
Soddisfatta dal pranzo, opto per un giro ad Acireale, che voglio vedere per bene da anni.
Solo pochi chilometri e mi ritrovo nella splendida Piazza Duomo, la cui cattedrale si fa notare per l’asimmetria della facciata. Da un lato sembra mancare una torre.
L’atmosfera di Acireale è arabeggiante, se così si può definire: palme, cielo terso, fantasiose volute tutt’intorno.
Arrivo alla Collegiata di S. Sebastiano Martire, un’incredibile opera di architettura barocca.
La quantità di chiese disseminate a Catania e provincia è impressionante. Ma impressionanti sono, soprattutto, la loro bellezza e maestosità. Il marmoreo interno e le statue esterne contribuiscono a creare un ambiente mistico, profondo.
Poco più in là, il chiosco di Piazza Lionardo Vigo, “luogo del cuore” del FAI, salvato dalla decadenza grazie al contributo volontario dei cittadini di Acireale.
Aci Trezza e i Malavoglia
Saluto Acireale e salgo in macchina, direzione Aci Trezza e Riviera dei Ciclopi. È stata la mia curiosità a portarmici: ho spesso letto di questa zona baciata da Dio, dove non ero mai stata.
Osservo le formazioni laviche che Polifemo, secondo il mito, scagliò contro un Ulisse traditore. Mi aggiro tra le barche e ne scopro una chiamata Provvidenza, come quella de I Malavoglia, romanzo ambientato proprio qui.
A proposito della sfortunata famiglia verghiana: faccio un salto alla Casa del Nespolo. Qui visse una famiglia di pescatori che, per l’appunto, ispirò il romanzo del grande scrittore siciliano.
Ecco che a questo punto subentra la commozione: ascoltando la guida, mi immedesimo nella vita di un’umile famiglia del tempo vessata dai grossisti.
E mi vengono in mente le radici popolari di gran parte degli italiani, ormai confuse in mezzo a quelle di una società globalizzata.
Osservo i manifesti de La Terra Trema, film che Luchino Visconti dedicò alle vicende della famiglia siciliana, stravolgendole in parte per una questione di diritti d’autore.
A fine giornata…
Torno a Catania arricchita dai racconti e dalla memoria e decido di andare a mangiare in un altro luogo che mi è stato consigliato da alcuni locali: l’enoteca Razmataz.
Un luogo bohemienne, dove spilucco con piacere delle ottime frittelle al finocchietto e sarago con avocado e peperoncino.
Continua…








