Tra i gatti e i templi a Largo di Torre Argentina

Largo Argentina

A Largo Argentina c’è un soffice gattone nero che ti conduce. Ti ritrovi anche tu a trotterellare per i 4 lati di questa piazza che da sempre ti ricorda l’America del Sud.

Torre Argentina! Ma qui non si balla tango, al massimo fa da rotatoria al tuo andare stressato su e giù per il centro. Oggi no, oggi è un giorno diverso, ti dici, oggi questa piazza la vuoi anche osservare.

Largo Argentina: donna in bicicletta
Veduta su Largo di Torre Argentina.
Al di là dell’Area sacra, gli scavi che occupano il quadrilatero centrale, si scorge il Teatro Argentina
Il gatto, comunque, si è fermato dignitoso proprio davanti casa. Casa sua, s’intende. È il famoso gattile di Largo Argentina, proprio quello dove eri andato un paio di giorni fa a chiedere informazioni su come adottare un gatto. Presto andrai a compilare il modulo pre-adozione e, in seguito all’accertata idoneità, avrai così “un po’ di questa piazza” per compagnia.
Poco più in là, invece, sulle scalette che conducono agli scavi, turisti fotografano gatti in pennichella sotto questo anomalo caldo sole novembrino.
Ingresso del gattile di Largo Argentina
L’ingresso del gattile e il gatto nero

Vagare a Largo Argentina insieme ai gatti

“È un posto questo che val bene una pausa” ti dici, per te che te ne stai lì a zonzolare e per decine d’altri (turisti, lavoratori, coppiette, senza fissa dimora) che vedi chi con panino, chi con quotidiano, chi con guida o macchina fotografica, chi con la sacca eccentrica e poche povere cose, chi semplicemente appartato fitto fitto a chiacchierare. Perché è questo che si fa a Largo Argentina, a meno che non si sia semplicemente di passaggio.
Fossi stato nell’antica Roma, saresti stato al centro del Campo Marzio, piana inizialmente coltivata a grano, i cui covoni gettati nel Tevere – vuole la leggenda – diedero origine alla poco distante Isola Tiberina.
Poi consacrata al dio Marte e adibita ad esercizi militari.
In seguito monumentalizzata, a partire dal 55 a.C. con il teatro di Pompeo; infine con gli edifici legati alle elezioni e con altari.
Turisti a Largo Argentina
Turisti, lavoratori, passanti in pausa sulle panche e i muretti a Largo di Torre Argentina

Un salto nel passato

Basta girare lo sguardo al centro di Largo Argentina per fare un salto indietro di più di duemila anni.
Appoggiato alla balaustra anche tu te ne stai ora a distinguere tra gli scavi i templi dell’”area sacra”. Costruiti per celebrare vittorie, per nome hanno le lettere dell’alfabeto: A,B,C e D. 
Dai consunti pannelli informativi intendi che fu l’attivismo restauratore mussoliniano che intorno agli anni 30 scoprì questo complesso di edifici sacri, “il più importante d’età repubblicana media e tarda”. 
Laggiù sotto una di quelle arcate si compì, tra l’altro, il celebre assassinio del dictator Giulio Cesare.
Largo di Torre Argentina… giri lo sguardo alla ricerca di una Torre che non c’è più.
Nella piazza che deve il nome alla presenza nel ‘400 di un prelato di Argentum, l’attuale Strasburgo, puoi solo vedere, infatti, la medioevale Torre del Papito, oggi isolata dal contesto urbano originario.
Sul lato opposto laggiù, il Teatro Argentina uno dei più antichi e importanti teatri della città. Fai per attraversare via delle Botteghe Oscure e dirigerti verso il Ghetto. 
 
L’8, il tram su rotaia il cui corso è da pochi mesi stato prolungato, ti taglia la strada. Adesso alzi gli occhi e, subito, su di te scorgi uno sguardo: è la Madonna Addolorata che dalla sua edicola da quasi due secoli e mezzo veglia su quella parte di Rione Sant’Angelo. Del resto, l’immagine è fra quelle ufficialmente riconosciute che, a partire dal 9 luglio 1796, furono viste miracolosamente muovere gli occhi quando l’invasione dello Stato Pontificio da parte delle armate francesi di Napoleone era imminente.
La ricordi che era piena di ex voto… A parte le iscrizioni a memoria dell’evento, solo i turisti che vi si fermano sotto a consultare mappe riempiono il vuoto.
 

Roberta Isceri

4 risposte

  1. Cara Sara,

    Mi ha fatto molto piacere leggere il tuo pezzo su di noi e sull'area in generale. Avrei una piccola chicca per te, se ti fa piacere. Intorno all'effige della Madonna Addolorata, c'erano, come tu dici, ed io confermo, molti ex voto, che non si sa che fine abbiano fatto, dopo il restauro dello stabile sul cui muro era appunto l'immagine sacra.. Mi piacerebbe informarmi, ma non so a chi chiedere. Uno di questi ex-voto, un cuore d'argento – pour cause – forse l'ultimo, era datato 2001 o 2002 e ringraziava per un trapianto di cuore andato a buon fine.
    Quanto a Cesare, da qualche parte ho letto che odiava i gatti. Era insomma ailurofobo come Alessandro, Napoleone e un po' tutti, forse, gli autoritari guerrafondai… Comunque, in fondo, lo trovo il Romano più affascinante della Storia.

    Spero che non gli dispiaccia troppo che i gatti, ora, abbiano preso il sopravvento sui condottieri ed imperatori…

    Grazie infinite,

    Silvia, dalla Colonia Felina di Torre Argentina

  2. Grazie mille a te, Silvia, per quanto ci racconti! Sarà per la tua sensibilità da "amica speciale dei gatti", hai la capacità di rendere ancora più curiosa e interessante questa "passeggiata". Riguardo agli ex voto, saranno stati rubati o messi in sicuro chissà dove? La domanda è lecita e il fatto che non sia immediato avere risposta denota comunque la perdita per chi quei segni li ha lasciati, per noi che ogni tanto abbiamo sollevato lo sguardo e li abbiamo osservati, e per Roma stessa. Se la storia si compone di tessere, di ogni tessera dovremmo avere cura…

  3. Mi basterebbe essere una raccontastorie con cose interessanti da dire. I luoghi che viviamo sono talmente "pieni", raccontarli diventa quasi un gioco. E io mi diverto…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Don`t copy text!