Veduta del paese di Fiuggi

Oggi sei venuta a Fiuggi. Chissà perché – nemmeno te lo ricordi.

Sì, oggi ti senti sola.

Di una solitudine irrimediabile, perché i motivi contingenti si intrecciano inestricabilmente con quelli di un’umanità intera. 

Solitudine esistenziale, così la chiamano.

“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole
ed è subito sera”
Ti viene in mente Quasimodo mentre, sferzata dal vento freddo della sera, osservi per la prima volta il centro storico di Fiuggi.
Sei ai piedi dei Monti Ernici e il silenzio di questo scorcio cittadino fa da eco al tuo stato d’animo.
Ma la mattina dopo trovi il sole.
Sei nella parte bassa di Fiuggi, adibita a centro termale.
Rimani colpita dalla quantità di castagni, le cui foglie di un giallo intenso cadono a fiotti come in un bosco magico.
È domenica, in tutti i sensi: l’atmosfera è di festa e la natura va d’accordo con le architetture Liberty del posto.

Fiuggi: passeggiata in città

Vorresti indugiare in un parco ma ti aspetta un massaggio, che hai scelto a rimedio (inefficace) per la solitudine del giorno prima.
Il centro termale dell’albergo è luminoso ma non saranno le mani di chi ti cosparge d’olio di mandorle a consolarti. Al contrario, toccheranno i punti nodali della tua tristezza, situati su collo e spalle indolenziti.
Torni nel centro storico, la cui bellezza è adesso chiara.
Vicoli antichi, salite e discese di un’Italia che non smette di sorprenderti. Piante, fiori, luci e ombre che modellano il grigio delle case.
Ti senti meglio, è vero, ma qualcosa dentro di te rifiuta il benessere provvisorio, volendo carpire, da ciò che osserva, l’eternità.
I tanti scalini che collegano le case di Fiuggi Città ti tentano: che la felicità sia proprio là sotto? Che dietro a una grata si nasconda qualcuno che la pensa come te? Che in mezzo ai colli che si aprono oltre gli archi stia camminando un pastore di anime?
Un cane solitario ti segue. Ha gli occhi tristi e gli basta un carezza per affezionarsi. Ti guarda perplesso. Come a dire: non sei l’unica.
Respiri l’aria pulita a pieni polmoni e torni nella parte nuova, dove hai lasciato la macchina che ti riporterà a Roma. No, ti rifiuti di rimanere irrisolta, perché ancora riesci a percepire la fiaba dietro la realtà e perché i lampioni della sera ti rincuorano, facendo luce sui tuoi sogni impalliditi.
Da quel cumulo di foglie secche vorresti ricavare la saggezza di chi lascia andare ciò che è morto.
La tua solitudine è diventata rabbia. -Deve pur esserci qualcosa di mio in mezzo alle frasche!- ti dici pensando a un essere impalpabile che vorresti sbucasse all’improvviso come un folletto dispettoso.
Eppure la vita, che tu osservi come da un’oblò, è tutta lì, anche per te: sugli alberi, tra i bambini che giocano, nelle luci della sera, nella convivialità di chi si incontra poco prima di tornare a casa per cena. Nell’animo ferito di chi ha voglia di vivere. 
Anche la solitudine può essere illuminata.
 
“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole
ed è subito sera”
-Salvatore Quasimodo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Roberta Isceri

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