A Fiumicino, la quiete sul molo d’inverno

Fiumicino: coppia di spalle sulla panchina

Il lungo molo del porto canale di Fiumicino, a pochi chilometri da Roma, in inverno ti accoglie così, gelido, grigio e ricco di scorci a qualunque altezza si diriga il tuo sguardo.

Oggi quel che dovevi fare era placarti. Ora sospiri a Fiumicino – forse tu, o forse il vento, o forse quel gabbiano lassù che spalanca le ali quasi per imitare il profilo dei lampioni.  Per un po’ tu, finalmente, libero da ogni affanno!
La tua passeggiata si prolunga verso il mare. Il più vezzoso, il più artificioso tra tutti i lampioni, il faro (rosso) ti indica che oltre non puoi proprio andare…
Nessun peschereccio al largo, né di ritorno a Fiucimini. Oggi è festivo e le imbarcazioni sono per lo più tutte ferme al porto. Per compagni oggi, i pescatori sugli scogli, gli aerei in lontananza, le onde leggere del mare.

Un ciclista ignaro si perde in giochi di prospettive e sovrapposizioni
Una panchina ti accoglie. Sta scendendo la sera.
Quando i miei pensieri sono ansiosi, inquieti e cattivi, vado in riva al mare, e il mare li annega e li manda via con i suoi grandi suoni larghi, li purifica con il suo rumore, e impone un ritmo su tutto ciò che in me è disorientato e confuso.
(Rainer Maria Rilke)
Sono logoro di anni, e stanco. Ma non posso escludere che esista vicino a me una spiaggia, e una giornata piena di sole, e una disobbedienza che mi farà balzare come da giovane dalla mia poltrona di vecchio, e mi farà correre verso quel mare, gioioso e accogliente, anche se fosse l’ultima ora della mia vita.
(Stefano Benni)

Roberta Isceri

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