Street art a Roma: coppia di motociclisti al Pigneto

La Street Art romana ha ormai un ruolo preponderante nella scelta di un viaggio nella capitale. Spesso, infatti, si sceglie una meta in base alla quantità e qualità dei murales che la contraddistinguono.

Per quanto riguarda Roma, ha senso un viaggio ispirato alla sua arte di strada? La risposta è nella foto che segue:

Street art al Pigneto: murale di Pasolini
Il grande Pasolini

Street Art romana: dove trovarla

Pier Paolo Pasolini amava osservare le persone. Spesso andava a Ostia, si sedeva al tavolino di un caffè e scriveva, facendosi permeare da quello che lo circondava. Cosa avrebbe pensato della Street Art, arte “popolare” per eccellenza?

Guardatelo: indica qualche parte con un dito. Che ci invogli a camminare per il Pigneto, quartiere della Street Art romana per eccellenza, da uno dei cui muri lo scrittore sbuca con la sua camicia rossa?

Il Pigneto

Vi consiglio di fare un giro nel manipolo di stradine sgarrupat-creative del Pigneto. Se conoscete Roma (chi, però, può dire di conoscerla veramente? Quindi: se almeno avete visitato i suoi monumenti più famosi), ora potete concedervi delle divagazioni radical chic. Ché la Street Art è particolarmente amata dagli intellettuali che cercano il contatto con tutto ciò che è popolare.

Il Pigneto, infatti, si è trasformato negli anni da borgata ad area urbana in cui evadere – per lo più in maniera colta -, tra ristoranti etnici, trattorie romane, locali trendy, associazioni culturali e… Street Art.

Street art romana: Alice Pasquini

Murale dei due amanti che si baciano sulla panchina

Alcune opere del Pigneto sono di pregio. Si pensi ad Alice Pasquini, artista contemporanea che sta lasciando il segno in giro per il mondo. Di suo, al Pigneto, apprezzo particolarmente i due amanti che si baciano su una panchina.

Purtroppo, gran parte delle opere del Pigneto è coperta dagli sgorbi dei cosiddetti writers. Vorrei esprimermi con moderazione, motivo per cui evito esclamazioni che farei a voce (la scrittura – si sa – richiede un minimo di eleganza). Spero però che da queste poche parole abbiate capito il mio disprezzo verso i comportamenti antiurbani e la dilagante indifferenza nei confronti degli stessi.

Ma passiamo oltre.

I lavori di Exit/Enter

Camminando per il Pigneto, vi imbatterete nei lavori di Exit/Enter.

A dire il vero, all’inizio pensavo si trattasse di semplici graffiti (vedi sopra). In effetti, i disegni di questo giovane toscano sono stilizzati: le linee infantili e i colori piatti potrebbero lasciare indifferenti. Se si ha occhio, però, si nota un filo conduttore a unirli, non solo al Pigneto ma anche nel resto d’Europa. Li riconoscerete, perché protagonisti sono sempre “omini” e “donnine” che, a ben vedere, raccontano storie accompagnati da cuori e palloncini.

Nonostante non sia esattamente nelle mie corde, l’arte di Exit/Enter ha sicuramente il merito di trasmettere dei messaggi, ed è forse questo che lo fa apprezzare in un quartiere come il Pigneto.

Opera di Exit Enter a Roma
Esempio di opera di Exit/Enter foto da: exitenter.it)

La Street Art romana tra il Pigneto e la Prenestina

Infine, vi segnalo via Luchino del Verme, colonizzata dalla coloratissima opera di Andrea Cardia: “Il muro era vuoto”.

Siamo già oltre il Pigneto, in zona Prenestina, e quello di Cardia è un muro collettivo: il pittore si è fatto aiutare da artisti locali e abitanti per riempire una superficie, altrimenti grezza e rovinata, con simboli della storia romana in particolare e italiana in generale. Così vi ritroverete nuovamente a osservare Pasolini, la Lambretta (ricordi d’infanzia…), il calcio e molto altro ancora.

In un’uggiosa giornata invernale, questo muro colorato mi ha fatto venire in mente le parole che Cocciante scrisse per “Margherita”:

E poi coi secchi di vernice coloriamo tutti i muri
Case, vicoli e palazzi, perché lei ama i colori

Una ragazza di fronte a Il Muro era Vuoto, opera della Street Art romana
Io e il muro colorato

Il Trullo

Il Trullo è una zona difficile. Non aspettatevi nulla di bello in senso classico, a esclusione dei murales che – a mio avviso – sono migliori di quelli del Pigneto.

Siamo nella periferia sud-occidentale romana, iper popolosa ma in stato d’abbandono. Palazzine su palazzine si susseguono lungo le strade trafficate e non è difficile immaginare scene di spaccio o piccoli atti di delinquenza.

Eppure… Eppure vedo capannelli di uomini gentili, che accompagnano le mie fotografie con commenti storico-artistici. Vedo donne con bambini passeggiare tra un murale e l’altro, piccoli bar pieni di gente en pendant con quelli chiusi da tempo.

Il Trullo, insomma, sta rinascendo a nuova vita. Non ancora posseduto dal movimento “radical-chic” (perdonate il mio sarcasmo), ha ancora quell’aspetto autentico da borgata disagiata e in fermento, povera e ricca allo stesso tempo.

I muri hanno preso vita grazie ai colori, talvolta fluo, e ai versi in romanesco dei poeti der Trullo.

C’è in giro una nevrosi, infetta le emozioni,
indebolisce il cuore, sa di velocità.
Fameliche le voglie… diventano addizioni.
Si sogna con più urgenza ciò che non si ha.

‘A gatta morta

Muri colorati al Trullo
Muri fluo

Il bello delle opere d’arte di questo quartiere consiste nella convivenza tra le mani esperte degli artisti e quelle improvvisate di chi ci abita e desidera vedere il proprio quartiere rinascere.

Una zona è popolata da personaggi femminili: Frida Kahlo, Samantha Cristoforetti, una bambina, Gabriella Ferri. Sì, un Trullo in rosa.

Splendido il il murale dedicato alla pittrice messicana. Ad arricchirlo, i panni stesi dagli abitanti, che sembrano parte del disegno complessivo.

Infine, sono rimasta folgorata da un murale che mi rappresenta appieno: quello di una giraffa cittadina. Ho trovato Lollo anche qui!

Trattasi di un lavoro ambientalista, a cura di Moby Dick. Quella di portare la natura non tanto in città, quanto in zone che sembrano essersela lasciata alle spalle per sempre, è per me geniale. Un pezzo d’Africa, di savana, spicca sull’asfalto romano, famoso per le sue buche anti-uomo. La giraffa si fa spazio tra le macchine e viene naturale chiedersi cosa ci stiamo perdendo nelle nostre vite sciocche e lontane dalle nostre radici.

È proprio in ambienti come questo che amo vedere colori, natura, arte, messaggi palesi e non.

La partecipazione popolare rende tutto ancora più d’impatto e sono sicura che, tra qualche mese, ci saranno altre opere ad attendere i visitatori del Trullo.

La giraffa di Moby Dick al Trullo
La giraffa di Moby Dick

Altri quartieri della Street Art romana

Questa volta mi sono concentrata sue due aree romane ben distinte e lontane tra loro: sono le ultime che ho visitato. La Street Art romana, però, si è diffusa capillarmente in tutta la città. Di seguito, una lista dei luoghi in cui andare ad ammirare bellissime opere:

  • Ostiense. Vivo a Garbatella, nei pressi, e quindi ormai conosco l’Ostiense quasi a memoria. Dovete venire da queste parti non solo perché troverete ristoranti e locali caratteristici ma anche perché questa zona un tempo malfamata è oggi ritrovo di street-artists della scena internazionale. Qui potete vedere, per esempio, i disegni di Blu. Il mio preferito? La nave-città.
  • Testaccio. Un murale su tutti: Jumping Wolf, di Roa. La prima volta che ho visto questo lupo apparentemente più in caduta libera che “zompante”, disegnato sul fianco di un palazzo anonimo, sono rimasta a bocca aperta. Bello ma inquietante.
  • Tor Marancia. Siamo sempre a Roma sud. Non avrei mai scoperto i murales di questo quartiere se non ci fossi capitata per caso con l’autobus. Non perdetevi “Il bambino redentore”, che insieme a un’altra ventina di dipinti anima e colora una delle tante zone-satellite della città.

Roberta Isceri

6 risposte

  1. Le volte che sono stata a Roma mi sono persa tutta la “parte” relativa alla street art, davvero un peccato!
    Me lo segno per la prossima volta 🙂

  2. Roberta sai quanto io e Mattia adoriamo la street art!
    Siamo stati a Roma diversi anni fa e la street art non era ancora così in voga. Quindi quando torneremo a Roma ci porterai a fare un tour 😉

  3. Conosco Exit-Enter da Firenze e sono contenta che pian piano si sia espanso. A Ostiense amo particolarmente i murales sottomarini e riecheggianti l’arte classica di Atoche. Il Pigneto, così come Tor Marancia sono quartieri che mi mancano totalmente.
    Ma quindi vivi a Garbatella? Ma insomma, troviamoci una volta, che io sto a Ostia!

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