Con Dante Alighieri in un Divin giro d’Italia

Muro verde con incisa Via Dante Alighieri

L’intervista di Sara: “In viaggio con Dante”.

“Sono tantissimi i toponimi (nomi di luogo: di città, di regioni, di fiumi, di laghi e mari, di monti) nella Commedia: 316! Tra questi figurano circa 140 nomi di città”.
I numeri ce li snocciola Elisa Maraldi, dottoranda in Culture Letterarie, Filologiche, Storiche all’Università di Bologna.
Con Elisa e col sommo maestro intraprendiamo un immaginifico viaggio per ricostruire la geografia dell’Italia dantesca.

Disegno colorato della testa di Dante Alighieri
Dante Alighieri
Il 29 maggio 1265 a Firenze nasceva Dante Alighieri.
Per l’occasione, a Bologna, ogni anno c’è il Seminario AlmaDante

In viaggio con Dante Alighieri

L’intervista a Elisa

“Nella narrazione Dante semina scenari cittadini, disperde poleonimi – ossia nomi di città -, rendendo ogni descrizione urbana “quinta” di un episodio del poema. Come un puzzle, spetta al lettore ricomporre l’immagine, altrimenti franta, dell’Italia medievale.
Le tessere si perdono e poi riemergono in un gioco che quasi ripropone la conformazione del territorio italiano. Appenninico perlopiù, tra una valle e un’altura.”

Insomma, un continuo saliscendi!

“Dante vuole rendere nota al suo pubblico la geografia dell’Italia e dunque, per traslato, il suo amore per la terra natia.  Le regioni della penisola sono quasi tutte presenti. Al primo posto la Toscana, con 60 località citate. Seguono l’Emilia Romagna con 31, il Veneto con 30, il Lazio con 15. Poi la Liguria e l’Umbria con 11, l’Italia meridionale con 10, la Lombardia e le Marche con 9, il Piemonte con 8. Infine la Sicilia con 6 e la Sardegna con 4.”

La Firenze dantesca

“Il capoluogo toscano vanta attenzione particolare e ambivalente. Se nel canto XXIII dell’Inferno, Dante ricorda l’amenità dei suoi siti, altrove Firenze è condannata per le viziosità dei suoi cittadini.

Nel canto vi dell’Inferno, con determinazione più politica che geografica, Firenze è «città partita», divisa cioè tra le opposte fazioni dei guelfi Bianchi (Cerchi) e Neri (Donati), ormai priva di cittadini «giusti», dilaniata dai peccati di superbia, invidia, avarizia. Tutte cause delle discordie tra i fiorentini suoi contemporanei.”

Neppure all’Italia Dante Alighieri riserva belle parole…

“Esatto, nel canto vi del Purgatorio. Per Dante l’Italia si colloca al centro della terra abitata. Suo massimo privilegio è quello di riunire insieme i due sommi poteri, quello politico e quello spirituale. In Italia è nato e cresciuto l’impero universale di Roma, ed è anche sorta la prima Chiesa ad opera di Pietro.
Tuttavia nella Commedia si lamenta la mancanza di una guida sicura: l’Italia è «nave sanza nocchiere», abbandonata e infelice, serva di vari signori. Roma stessa piange, perché privata dell’imperatore suo sposo. L’apostrofe dantesca vuole denunciare i mali che affliggono l’Italia e le sue città, «tutte piene / […] di tiranni», e le discordie che coinvolgono i cittadini di una stessa città”.

L’Italia secondo Dante Alighieri

Detta così il quadro che ne esce è proprio fosco!

“In parte è così ma Dante prospetta anche una soluzione: il governo di un virtuoso, predisposto da Dio a governare, potrebbe riscattare l’umanità dalle malvagità che la opprimono.
Ciò nel rispetto del principio astrologico contenuto nel canto viii del Paradiso, per il quale questa guida attesa sarà un personaggio calato nel ruolo adatto alle sue inclinazioni naturali (quelle del governo appunto), comunicategli dalla provvidenza divina per mezzo delle influenze astrali”

Ci sono città dannate, altre beate… i riferimenti alle città non sono distribuiti uniformemente nel poema…

“Ripercorrendo le intere tre cantiche, si scopre come le descrizioni di territori e di città si assoggettino all’assetto morale dell’aldilà dantesco.
Le anime punite nell’Inferno, incapaci di svincolarsi dalle male azioni compiute nel mondo, rievocano con nostalgia i luoghi in cui sono nati e vissuti e che hanno abbandonato per sempre: lì si trovano il maggior numero di affreschi cittadini.
Nel Purgatorio, e ancor più nel Paradiso, allusioni a quadri urbani e in genere paesaggistici diminuiscono, per l’acquisita distanza che separa gli spiriti purganti e, maggiormente, i beati, dalle cose del mondo, città incluse.”

Si può dire che le città cadenzano gli incontri di Dante Alighieri nell’aldilà?

“In un certo senso è così. Dove nel poema compare la città, o almeno uno dei suoi elementi caratteristici, scompare quasi la difficoltà di raccontare (per l’autore) e di recepire (per il lettore) l’oltremondo. La città, o il paesaggio italiano, è quadro che incornicia la dimensione metafisica dell’aldilà, “realtà” altrimenti difficile da circoscrivere.

I personaggi

Ogni personaggio sarà dunque meglio riconosciuto se calato nell’universo cittadino di provenienza. Allo stesso modo, l’episodio che lo vede protagonista potrà essere meglio interpretato con un sottofondo ben identificabile. Questa l’operazione letteraria dantesca, che mira, con la descrizione di città, ad una narrazione concreta, percepibile.”
 
Una domanda ancora… ci dedichi un verso?
 
Auguro ai lettori del blog rinnovato stupore davanti alla piacevolezza del paesaggio italiano, nuova curiosità con cui riscoprire i volti reconditi delle sue città.
Per riassaporare il connotato ‘divino’ che la nostra mediterraneità sempre cela, per restituire debita luce ai nostri paradisi terrestri. Tutto con l’animo sempre vigile del pellegrino dantesco, mai stanco di cercare la bellezza, irrimediabilmente nostalgico, così fiero della propria terra:
‘Vago già di cercar dentro e dintorno / la divina foresta spessa e viva, / ch’a li occhi temperava il novo giorno, // sanza più aspettar, lasciai la riva, / prendendo la campagna lento lento / su per lo suol che d’ogne parte auliva’ (‘Purg.’ XXVIII 1-6)”
 
Bellissimo. Grazie Elisa!


Roberta Isceri

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