Non hai ancora capito perché tu sia dotata di quell’arte che si chiama “abbattersi”.
Oggi, per fortuna, ti salvano una pizza e una delle mostre più belle degli ultimi mesi: I capolavori del Musèe d’Orsay.
Appena finito di pranzare, imbocchi Via del Corso, direzione Vittoriano, perché hai il bisogno impellente di riempirti di bellezza e fare paragoni tra il presente e il passato.
Arte: i capolavori del Musèè d’Orsay al Vittoriano
Hai sempre amato andare per mostre d’arte esclusivamente in compagnia di te stessa: solo tu conosci i tuoi tempi. E poi hai bisogno di silenzio, non di condivisione; perché l’arte, a tuo avviso, è un incontro a tu per tu.
ll complesso del Vittoriano ti accoglie tra le sue braccia ma devi fare subito i conti con una comitiva di ragazzi rumorosi. Per evitarli, rallenti il passo e incolli il naso alla finestra da cui osservi la tua Roma.
Il gruppo, lentamente, si disperde. Ti guardi intorno, pregustando l’incontro con Impressionisti, Simbolisti e Accademici francesi di fine ‘800.
Pare che la bellezza intesa dagli artisti accademici fosse più noiosa e formale, nella sua perfezione. Sarà ma tu rimani folgorata dalle bibliche nudità della prima delle cinque sezioni in cui la mostra è divisa.
Man mano che prosegui, ammutolisci di fronte a La Lavandaia di Paul Guigou, a Les Andelys di Paul Signac, a La Lezione di Catechismo di Meunier.
È così difficile trasmettere le emozioni che l’arte ti regala ma ti rendi conto della più scontata delle verità: ogni quadro parla una lingua diversa a seconda di chi lo osserva. Inutile chiedersi perché alcuni dipinti ti colpiscano più di altri. Sai solo che ami le opere dove la donna è protagonista e quelle che rappresentano l’infanzia in scenari bucolici, anche se in questo momento sei infastidita proprio dai capricci di un bambino nel bel mezzo del museo.
Ti dirigi al bar sulla terrazza e ne approfitti per godere nuovamente della magnifica vista.
Pioviggina. Una donna e suo figlio offrono pezzi di pane a un gigantesco gabbiano e tu stai meglio. Il vento e il dialogo profondo che hai appena intrattenuto con i grandi del passato sono la tua panacea.









2 risposte
bello!
Grazie Gianna! 🙂