Interno di Santa Maria in Aracoeli
Centoventiquattro faticosissimi scalini. Sono quelli che ti portano in cima al Campidoglio. Obiettivo del giorno: la basilica di Santa Maria In Aracoeli, da sempre considerata la chiesa del popolo romano. E non potrebbe essere altrimenti, data la sua posizione. 
Ma intanto annaspi, cercando di arrivare integra sulla sommità del colle. E pensare che un tempo lo si scalava in groppa a un mulo…

Santa Maria in Aracoeli: a due passi dal Campidoglio

Eccoti finalmente! Una brezza leggera e la notevole vista alleviano la tua fatica.
Gabbiani che volteggiano sui cieli della capitale, pini che la rendono eternamente estiva e magnifici attici appartenenti a fortunati cittadini: ecco cosa si dispiega davanti ai tuoi occhi. 
Cielo plumbeo. Battito cardiaco sempre più lento. E un’aria di mare che sei sicura non essere frutto della tua immaginazione. 
In lontananza il Cupolone. Non a caso: quando Santa Maria in Aracoeli venne rinnovata dai Francescani (nel 1250 circa), il suo orientamento venne cambiato in direzione di San Pietro.
La scalinata, invece, ti fa venire in mente il povero Cola di Rienzo (fu lui a inaugurarla) e la sua tragica morte.

L’interno della chiesa

Adesso sei dentro. Insomma … possibile che, ovunque tu vada, ti tocchi distogliere l’attenzione dalla bellezza dell’insieme per concentrarti su un particolare alla volta? Come se non reggessi tanta luccicanza
Così avviene anche qui, dove la prima cosa su cui vuoi soffermarti è un teschio di marmo, il cui significato sembra ormai inseguirti da tempo, quasi a voler comunicare con il tuo guazzabuglio inconscio.
Un’occhiata ai dettagli e una all’interno… perché non riesci a fare un passo dopo l’altro, ordinatamente, come i due restauratori che sembrano medici nel loro camice immacolato e in quell’incedere sicuro?
E poi scopri:
  1. la cappella di San Bernardino, affrescata nientedimeno che dal Pinturicchio, con le storie del santo senese.
  2. la copia del Gesù bambino, ligneo oggetto di offerte votive, il cui originale venne trafugato nel 1994.
  3. la tomba di Checchino Bracci, disegnata da Michelangelo, che del giovane, morto a soli 16 anni, fu l’amante:
“A pena … prima aperti gli vidd’io i suo begli occhi in questa fragil vita,
che, chiusi el dì dell’ultima partita, gli aperse in cielo a contemplare Dio” *
Ma la presenza di Michelangelo aleggia soprattutto fuori dalla chiesa.
Lo ritrovi infatti nella piazza del Campidoglio, che a lui deve la pavimentazione e l’altra grande scala di questo colle; e la fontana, vegliata dalle possenti statue del Nilo e del Tevere e da Minerva, le cui dimensioni ridotte non sono riconducibili a un errore (troppo sapiente la mano dell’artista fiorentino) ma al fatto che la dea guerriera (ricordiamocelo) nacque dalla testa del signore degli dei. Pare che anche gli antichi Romani fossero a conoscenza del binomio donna-intelligenza… 
parte dell’epitaffio, scritto da Michelangelo

Roberta Isceri

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