LUNGOTEVERE. ESTERNO. MATTINA.
«Quando sono arrivato a Roma, a 26 anni, sono precipitato abbastanza presto, quasi senza rendermene conto, in quello che potrebbe essere definito “il vortice della mondanità”. Ma io non volevo essere semplicemente un mondano. Volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire»
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| Un’immagine tratta dal film |
La Grande Bellezza sul Lungotevere
Tranquilla, non hai fatto la stessa fine di Jep Gambardella. Non dal punto di vista della mondanità, quantomeno.
Tu, l’antimondana per antonomasia…
Però, come lui, fiancheggi il Tevere (a pohi giorni dalla piena). Pensierosa, in effetti, e in cerca di eleganza vera.
Ti viene in mente la camminata di Servillo: mani incrociate dietro la schiena, postura eretta e una falcata inconfondibile. Un’eleganza sola, ad ogni modo, che osserva la variegata umanità lungoteverina dall’alto della sua inaccessibilità.
È domenica mattina e, camminando lungo il tratto De’ Cenci, ti rendi conto di quanti microcosmi sia composto il mondo.
C’è quello dei solitari.
Ma c’è anche quello dei soli.
In più, ci sono i fanatici della corsa (non li capirai mai…) e gli amanti della bicicletta.
Ci sono persino cose che sembrano persone ma anche persone che si confondono con le cose.
Per non parlare degli scorci e della Sinagoga, sotto un cielo sempre più cupo.
Ci sono mondi che, pur vicini, non si toccano.
Per fortuna, i colori tornano sempre…
Post scriptum della Lollo. Anno 2019. Rileggere questo post è stato un tuffo al cuore. Un tuffo nella gioia. Sapete che vi dico? Mi è venuta voglia di riprendere in mano la mia macchina fotografica e di scrivere con la luce la poesia che ci regala questo mondo. A partire dalla mia città.
Perché le passioni, prima o poi, tornano sempre. Bisogna solo ascoltarsi per riportarle alla memoria.











