Navata centrale della basilica di San Clemente

Ancora uno spazio a te sconosciuto: i sotterranei di San Clemente, chiesa spettacolare (aggettivo più che adatto) nel cuore di Roma, a pochi passi dal Colosseo.
Ti immergi nel buio, illuminato da tecnologiche torce.

San Clemente e i suoi sotterranei

Prima di visitare la chiesa vera e propria, ti inoltri in questo labirinto, sbirciando tra una colonna e un sarcofago, tra un affresco e un crocifisso.

Fa freddo qua sotto e lo scroscio dell’acqua di sorgente che scorre sotto ai tuoi piedi amplifica i brividi. 

È incredibile questo luogo: non sapevi che sotto la chiesa di San Clemente potesse esserci tanta vita. E com’è curata questa vita ormai passata… Merito dei Domenicani irlandesi, che dal XVII secolo la custodiscono ancora.

Sì, grazie padri, per le pareti ancora affrescate e per i pezzi di storia che spuntano da ogni dove indifferenti al tempo che passa

Monetine a terra, raccolte in una conca che scopri essere stata una fonte battesimale e tu che prosegui verso il mitreo. 

Figure misteriose si fanno spazio nel marmo per dichiarare la loro vitalità, che a un occhio attento non può sfuggire: donne e uomini che impugnano torce di fuoco in direzioni diverse guidano la tua immaginazione verso riti misterici che furono.

Ma tu prosegui oltre e alla tua destra scorgi quella che era una strada per i Romani del Medioevo. E ti chiedi che stazza sottile avessero mai per riuscire a passare in quella che per te è poco più che una fessura.

Bellezza pura

Sali. La bellezza della chiesa di San Clemente ti abbacina. 

Ti chiedi come sia possibile rimanere stupiti di fronte all’ennesima abside e, pur sentendoti un po’ ignorante a questo pensiero, ti rendi conto che non tutti si esaltano di fronte a uno dei tanti mosaici che impreziosiscono la capitale. Italiani fortunati…

E i soffitti azzurro e oro e il giovane prete che riordina le sue cose indifferente al passaggio della gente e l’albero della vita incastonato tra i mosaici…

E angioletti inginocchiati e statue dai corpi scolpiti più dall’arte che dalla vita e si ergono su anziane signore in preghiera, in una strana commistione tra carne e spirito.

Perché alle volte l’immaterialità dei corpi si mescola alla corposità di una fede che resiste ai secoli.
 

Roberta Isceri

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