Tetto e campanile del duomo di Spoleto
Spoleto: è un albero completamente giallo ad attirare la tua attenzione. Peccato non potergli dare un nome.
Sei come una bambina: in preda a facili entusiasmi, ti fiondi sotto le sue foglie, guardandolo dal basso. Già ti piace questa città.

Un giorno a Spoleto

Il cielo è terso,a differenza dei tuoi pensieri.
È strano come alle volte la mente riesca a dissociarsi. Come può, il povero animo umano, contenere tanti sentimenti?
I tuoi occhi assorbono i colori vividi di dicembre, mentre il tuo cuore è altrove. Le tue narici inspirano aria fresca e pulita, mentre i pensieri sguazzano in una fanghiglia un po’ misera. 
Ancora orologi intorno a te – sei sotto alla torre del comune. Tu odi gli orologi, perché odi il tempo. Ma questi sono belli e, in fin dei conti, felici. 

E cerchi di cogliere i colori, intorno a te. Il verde delle persiane e quello delle piante. Il grigio delle case e quello delle pietre lustre sulle quali cammini.
Ma adesso Sali. Sali! La vita non può essere solo discese.
E poi guarda: da quassù puoi scorgere un panorama mozzafiato e l’elegante profilo del duomo, sorta di anticamera di ciò che vedrai a breve.
E poi respiri pulito, odore di legna che diventa fumo per caldi comignoli.

Al tramonto

Adesso sei in cima. È il tramonto e fa freddo. Giri intorno alla Rocca Albornoziana, che sorge in cima al colle Sant’Elia.
Una malinconica consapevolezza ti accompagna mentre il tuo passo si fa più pesante. Ma guarda laggiù! In mezzo agli alberi corre un acquedotto romano-longobardo. Vorresti manifestare la tua meraviglia ma non sai come.
Devi tornare. Giri su te stessa, lanciando un’ultima occhiata al paesaggio stupefacente.
Piccole case, ammucchiate l’una sull’altra, riposano placidamente sui colli. Grigio. Verde. E ora anche rosso e blu, con tutte le sfumature tipiche di un sole calante.
Ti aspetta una visita doverosa, seppur fugace: quella alla cattedrale di Santa Maria Assunta, ovvero il celeberrimo duomo. Ma attenta: il pavimento è bagnato, tanta è l’umidità.
Ah, sei caduta? Ti avevo avvertita…
Forza, ché è tardi. Sali le scale e affretta il passo verso il garage. Sì, ti concedo un ultimo saluto al duomo.
Ora è buio ma le lanterne illuminano il tuo cammino.
In un paese da fiaba, ecco dove sei. Soprattutto adesso che le luminarie di Natale si accendono, invocando il tuo spirito di bambina un po’ assopito.
Chissà cosa ti porteranno Natale e l’anno nuovo. Ma voltati, non stare ripiegata su te stessa. Guarda cosa c’è: una luna piena dolce e comprensiva, che pare aver preparato uno spettacolo solo per te: i suoi raggi illuminano il profilo dolce di Spoleto e tu riesci ancora a provare lo stupore di vivere.
 
 
 
 
 
 
 
 

Roberta Isceri

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