Tornare a Taranto è ogni volta un’emozione diversa. Qui il tempo scorre scandito non solo da stagioni nette ma anche dalle tradizioni, che altrove sono più deboli, se non del tutto scomparse. Oggi vi parlo di una tradizione che mi piace moltissimo: la processione di San Cataldo.
Processione di San Cataldo: partenza
Ho avuto la fortuna di partecipare a uno degli appuntamenti più sentiti dagli abitanti dell’antica Taras: la “processione a mare di San Cataldo”, patrono della città.
Di origini irlandesi, Cataldo approdò qui nel VII secolo, dopo che Dio gli ordinò di evangelizzare l’infedele città.
A Taranto, Cataldo compì una serie di miracoli, tra cui spiccano svariate guarigioni e resurrezioni.
Sono passati più di 1400 anni ma uomini, donne e bambini del XXI secolo non possono fare a meno di celebrare quest’uomo prodigioso con tutti gli onori a lui dovuti.
Festeggiamenti per San Cataldo – Immagine da www.tvmed.tvLa festa dura tre giorni (8, 9 e 10 maggio) ma la parte sicuramente più suggestiva è la processione della statua tra il Mar Piccolo e il Mar Grande a bordo di una piccola nave della Marina Militare (nave Cheradi).
La processione di San Cataldo passo passo
Ma veniamo a me, blogger “d’assalto” pronta a imbarcarsi all’improvviso su un peschereccio, elemosinando una cerata ai pescatori per l’imprevisto freddo della sera.
Sì, perché yatch privati, barche a vela, motoscafi e pescherecci come il mio cominciano a muoversi intorno alle 18.45, poco prima della partenza del santo dal molo Sant’Eligio.
Non so come sopravviverò alle instabili scalette e alle vertigini ma, alla fine, riesco a sistemarmi a prua insieme a un emozionato gruppo di tarantini.
Mi siedo a terra tra una signora un po’ verbosa e una discreta famiglia che, all’occorrenza, sfoggia una padronanza del dialetto locale degna dei più bei film all’italiana.
Sono entusiasta all’idea di far parte di un equipaggio passionale, visceralmente preso da quanto accadrà di qui a poco.
Il peschereccio blu parte. Poco prima di raggiungere il famoso ponte girevole (che da anni e anni vede passare tra i due mari imbarcazioni di tutti i tipi), mi metto in piedi per godermi uno spettacolo indescrivibile.
In alto, alla mia sinistra, centinaia di persone ci guardano passare salutandoci con la mano.
Mi sento una privilegiata.
Un po’ avventuriera e un po’ profuga, a dire il vero (l’”impermeabile”mi rende un indistinto fagotto).
Man mano che il ponte si avvicina, le urla dei passeggeri si fanno più forti e io mi lascio andare a questa ondata di adrenalina.
Il mondo, visto da quaggiù ha un aspetto diverso.
Mi sento potente, chissà perché… Sarà che, ogni tanto, anche i lupi solitari come me hanno bisogno di partecipare a eventi pensati per il popolo.
Sarà che la tv, internet e i media in generale ci hanno abituati a essere singoli e inespressivi fruitori di eventi distanti.
Eccomi in piena processione di San Cataldo, adesso, in mezzo a barche che obbediscono alle regole e al gergo di un universo a parte.
Nel frattempo, un “flyboarder” fa incredibili evoluzioni che, grazie alla spinta derivante dalla pressione dell’acqua, lo sollevano al livello dei pedoni, i quali, basiti, lo guardano praticamente negli occhi.
Il tramonto e poi il crepuscolo scendono piano sul gigantesco mercantile e su quelle formichine che sono le persone ammassate in pieno mare, nemmeno fossero al centro commerciale. Una visione unica, irripetibile, paragonabile (forse) a quella offerta da una regata.
Una delle centinaia di imbarcazioni che vagavano per il Mar GrandeIl comandante ci offre delle buonissime focacce e io, intanto, parlo di Taranto con un signore che mi spiega quanto l’Ilva abbia rovinato la sua città.
Mi racconta della polvere nera dell’acciaio, che ancora oggi si deposita sui davanzali dei quartieri meno fortunati.
Tra le voci estasiate degli altri, tocchiamo il tema della disoccupazione, dei giovani “costretti” a delinquere, delle potenzialità di un luogo baciato da Dio (si pensi al mare, al cibo e al costo della vita) ma maledetto dagli uomini, ricattati da un sistema economico che non lascia scampo.
Processione di San Cataldo: l’esplosione
Un bengala. Due bengala. Ecco che il santo è partito!
Da lontano, vedo Nave Cheradi tutta illuminata, con San Cataldo illuminato a sua volta e ben visibile a poppa. I natanti fanno a gara per avvicinarsi e percorrere il tragitto insieme a lui.
Il mio peschereccio è grande e (scopro più tardi) abusivo. Ecco perché il comandante sembra voler sfuggire a qualche responsabilità di troppo.
Le urla rabbiose dei passeggeri non gli fanno cambiare idea, mentre procede a passo d’uomo, quasi intimorito, tra mezzi molto più piccoli e ormai quasi invisibili visto il buio ormai pieno.
Nonostante il disappunto di tutti, io mi godo lo spettacolo come se fossi a un metro dalla nave benedetta. Osservo il Castello Aragonese illuminato con i colori della bandiera italiana, i fuochi d’artificio e una processione che ha un che dei film di Emanuele Crialese.
Il mondo dei pescatori, di un popolo ancora così legato alle sue tradizioni, di una religiosità ormai in via di estinzione mi emozionano tantissimo. Mi sento parte di una comunità e chissà quando mi ricapiterà…
Un grazie di cuore a Taranto e a tutti quei (pochi) luoghi che hanno deciso di non farsi snaturare troppo dalla globalizzazione. E speriamo che San Cataldo ci guardi sempre sorridendo!








