[Libri] L’Australia di Bruce Chatwin: “Le vie dei canti”

le vie dei canti: Pescatore aborigeno

Sto per partire per l’Australia e ho appena finito di leggere Le Vie dei Canti, celebre saggio di Bruce Chatwin.

Gli aborigeni si muovevano sulla terra con passo leggero; meno prendevano dalla terra, meno dovevano restituirle

Le vie dei canti”, di Bruce Chatwin, mi ha coinvolta meno di quanto avrei sperato.

Considerate che sto per partire per l’Australia e sto fagocitando tutto ciò che parla dell’isola più grande del mondo. Inoltre, sono un’amante dell’antropologia. Questo volume, quindi, non poteva certo mancare nella mia libreria.

Vi starete chiedendo perché voglio parlarvene, visto che ho appena detto che le mie viscere, dopo la lettura, sono rimaste tutto sommato intatte. Innanzitutto, questo libro non mi ha coinvolta non perché non sia interessante ma perché frammentario e a metà tra romanzo e saggio. Il che non mi ha consentito di calarmi nella parte della lettrice né in quella della studiosa.

La copertina del libro

Le Vie dei Canti: i lati migliori

Detto ciò,  “Le vie dei canti” rappresenta un documento prezioso sugli aborigeni. Il titolo deriva da una delle credenze più radicate di questo popolo antichissimo. Secondo loro, l’Australia e il mondo sono stati cantati.

Si tratta di un concetto di difficile assimilazione per noi pragmatici occidentali. Le varie tribù ritengono che gli antenati percorsero il paese in lungo e in largo, cantando tutto ciò che incontravano sulla via.

La terra deve prima esistere come concetto mentale. Poi la si deve cantare. Solo allora si può dire che esiste

Chatwin parte da qui, per poi esplorare il significato di viaggio e, soprattutto, di nomadismo. Lo scrittore inglese sosteneva convinto che l’uomo, nel suo DNA, conservi l’istinto di peregrinare per il mondo. I primi esseri umani, infatti, vivevano in Africa e percorrevano centinaia di chilometri in pieno deserto.

Le vie dei canti: aborigeno a Uluru
Foto da I VIAGGI DI CORRADO RUGGERI (http://www.corradoruggeri.it)

Secondo l’autore, i popoli nomadi sono anche quelli più pacifici. Pare, infatti, che alla base della violenza ci sia il sovraffollamento. Per non parlare della corruzione dei valori che il fermarsi in luogo, con l’accumulazione dei beni che ne deriva, favorisce. Non si tratta di mere opinioni ma di studi che Chatwin fece nel corso della sua lunga vita.

[Le famose Moleskine devono la loro fama proprio a Bruce, che ne comprava a decine per appuntare impressioni e dati. Quelli che oggi sono quadernetti carissimi erano, un tempo, semplici block notes. Ah, i tempi moderni…]

Il caro Bruce ra fondamentalmente un inquieto. Anche lui riusciva a meditare solo camminando. Sentite un po’ qua:

Non perdere la voglia di camminare: io, camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata… ma stando fermi si arriva sempre più vicini a sentirsi malati… Perciò basta continuare a camminare, e andrà tutto bene

Bruce Chatwin

Vi consiglio questo libro se amate l’Australia, anche se non ci andrete mai. Armatevi di pazienza, sia per il rigore scientifico di molte sue parti sia per la struttura disorganica. A farvi superare questi scogli, la personalità di Chatwin e la luce che fa sulla decadenza di una cultura ormai quasi scomparsa.

Tra meno di un mese sarò dall’altra parte del mondo, ma mi rendo conto che l’Australia dei turisti è tutta un’altra Australia. Come al solito, tenterò qualche esperienza un po’ fuori dalla righe. Voi aspettatemi però! 🙂

Roberta Isceri

9 risposte

  1. Ecco, bravissima. Come ti ho scritto su Facebook ancora prima di leggere questo post, anche a me le vie dei canti ha lasciato proprio poco, pochissimo. Ma è Chatwin e, laggggente lo ama a prescindere (?!?).
    Io personalmente non ricordo un libro di viaggio a cui sia riuscita ad appassionarmi. Cioè, nemmeno il famoso indovino mi disse: l’ho abbandonato. E io sono una che piuttosto che abbandonare un libro a metà, si fa tagliare un dito. E sono una divora i libri più diversi (ho letto tutta la Recherche, per dire). Ma i libri di viaggio… boh, una noia mortale. Se ne hai uno veramente veramente valido da consigliarmi famme sapè!

    1. Mia blogger gemella… Sai che penso anch’io che Chatwin sia sopravvalutato (dalla cosiddetta gggente)? Non che abbia letto altro di suo ma, appunto, da questo libro mi aspettavo di più. Dunque, anche a me – tendenzialmente – i libri di viaggio annoiano un po’. A meno che non ti butti su Bill Bryson (uno su tutti: Una Città o l’Altra), che con il suo sarcasmo British annienta un bel po’ di luoghi comuni sulla bellezza di alcune città. Io lo adoro! Di Terzani ho letto e adorato Un Ultimo Giro di Giostra, che, oltre ad essere un viaggio tra Asia e Stati Uniti, è anche e soprattutto un viaggio dentro se stesso.

      1. Allora devo proprio provarci. Un paese bruciato dal sole non mi ha fatto impazzire (anche se alcuni tratti erano spassosissimi, lo riconosco), ma è l’unico che ho letto di Bryson. Devo dargli un’altra chance, così come a Terzani. Grazie! 😉

        1. *Aggiornamento sui libri di viaggio*
          (Non c’entra niente con il post ma dato che avevo cominciato la discussione qui, qui la continuo: spero non ti dispiaccia). Ho trovato un autore che NON mi ha fatta addormentare, anzi! Bettinelli, quello che ha girato il mondo in Vespa.
          Per ora ho letto solo un suo libro, quello che parla dell’Africa (sono scontata lo so!) ma davvero stupendo. Non è saccente, ha uno stile scorrevolissimo, e lui è – per dirla in modo simpatico – un buon cazzaro prima che un ‘viaggiatore’. Libro divorato, forse anche perchè condivido molte delle idee espresse su questo continente. Peccato Bettinelli se ne sia andato così giovane 🙁

          1. Grazie per la dritta! Ne terrò conto 😉 Io, invece, Bondi non l’ho adorata ma trovata nulla di eccezionale. Ho preferito di gran lunga Manly

  2. Aspettavo questa tua recensione perché ero curioso di conoscere il tuo pensiero su Chatwin. Io non ho mai letto le vie dei canti, ma In Patagonia sì e anche alcuni suoi romanzi (Utz, Il vicerè di Ouidah) e ammetto che non mi ha mai fatto impazzire.
    Quanto ai libri di viaggio, secondo me è davvero difficile trovare autori in grado di coinvolgerti totalmente. A me è capitato con Bryson, Kapuscinsky, Xavier Reverte (autore spagnolo i cui libri sono introvabili), Dalrymple, scrittore inglese che parla benissimo dell’India, Sepulveda (tralasciando alcuni suoi “sermoni” morali), alcune cose di Terzani, ma non tutte.

    P.S. Roberta, ma come?!?!?!?!? “anche a me – tendenzialmente – i libri di viaggio annoiano”?!?!?!?! ;o))))))

    1. Sono “contenta” che nemmeno a te sia piaciuto. Mi sono sentita troppo strana! 😀 Ad ogni modo, non è che non ami i libri di viaggio ma ne ho trovati pochi interessanti, tra cui Terzani (lo amo integralmente). Ovviamente ho adorato anche il tuo!! ?

  3. Non ho letto il libro, e sono stata contenta di leggere queste tue impressioni perché finora ne avevo trovate in giro solo di entusiaste… E forse anche per questo, non so (io e la logica, comunque), non mi sono mai avvicinata al testo (per quando la visione del mondo aborigena mi affascini moltissimo). Mi fa piacere un po’ di varietà! A questo punto quasi quasi ci faccio un pensierino 🙂

    1. Ciao Lucy! Confermo quello che ho scritto. Del resto, è giusto esprimere il proprio pensiero, quando ponderato e sostenuto da ragionamenti ovviamente (non: mi fa schifo o quanto è bello!) 😀

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