Le calzature tipiche di questa parte di Lazio si chiamano infatti “ciocie”. La singolarità della loro forma è data dalla punta finale, che si arriccia su se stessa e che – a quanto pare – rendeva riconoscibili, agli occhi dei Romani, contadini e pastori che si recavano al mercato della capitale.
Il loro uso, ovviamente, è andato perduto nel corso del tempo e sopravvive oggi in qualche zampognaro “vecchio stile”.
Arpino, la città di Cicerone
Uno dei motivi per cui Arpino è conosciuta da un pubblico internazionale è che si tratta della città di Cicerone. E infatti ad accoglierti è la statua del celeberrimo oratore romano, il cui dito, intendo ad arringare, indica un punto perso nell’infinito.
Purtroppo non puoi goderti la città fino in fondo: devi andartene per festeggiare il tuo compleanno ma ti riprometti di tornare al più presto, specialmente per visitare Civitavecchia, l’acropoli dalla storia millenaria.
Ma Arpino ha dato i natali anche ad altri due illustri personaggi della storia: il militare e politico romano Gaio Mario e il politico, militare e architetto Marco Vipsanio Agrippa.
La Ciociaria – lo ripeti a costo di sembrare sdolcinata – merita di essere visitata da cima a fondo, per il sole, la storia che trabocca da ogni palazzo e masso ciclopico, per l’arte e le tradizioni ancora vive…
Purtroppo non fai in tempo a visitare l’acropoli di Civitavecchia (che, nonostante il nome, si trova sempre ad Arpino): l’altra metà del blog è arrivata e tu parti alla volta di Marina di Camerota.
Saluti Arpino e, idealmente, anche le altre meraviglie ciociare che già hai visitato: Isola del Liri, Alatri, Veroli… Mi vedrete ancora.
A presto!








