Oggi voliamo negli Stati Uniti e, in particolare, nella Chicago degli anni ’30, quella dei gangster e del proibizionismo. Quella del sogno americano. È in questa cornice che si svolgono “Le Avventure di Augie March”, di Saul Bellow. Lo scrittore proveniva da una famiglia di russi ebrei naturalizzati canadesi.
Non è letteratura di viaggio vera e propria ma quale libro non è un viaggio? Gli scrittori ci costringono a spostarci dalle nostre certezze e dalle culture locali, costringendoci a guardare il mondo attraverso altri occhi. Ecco perché i buoni lettori sono i migliori viaggiatori.
Le avventure di Augie March, di Saul Bellow
Eccolo Augie, bambino povero che impara a sopravvivere in una metropoli capitalista come Chicago. Sono infatti gli anni in cui le fabbriche conoscono l’apice della loro produttività. Una parola che fa orrore: immediato il parallelismo con la meccanizzazione dei sentimenti e delle vite dei lavoratori che, come formiche, vivono in una realtà piena di fumi industriali.
Le Avventure di Augie March è la storia di un ragazzino sensibile, che vive sulla propria pelle le difficoltà familiari. A esasperarle, l’assenza di un padre e le disabilità di madre e fratello.
Come sopravvivere, dunque, alle sofferenze della povertà e della diversità? Cercando di arricchirsi, anche attraverso piccoli e grandi furti. È quello che fa Simon, il fratello più grande di Augie, nonché suo modello di vita.
Durante la lettura, ci immedesimo nel piccolo Augie, ne seguiamo la crescita, ne percepiamo il dolore, mai sbandierato. Riusciamo a sentire, insieme a lui, le difficoltà di una famiglia di immigrati e quel meccanismo psicologico che si instaura spesso nei “deboli”. I quali, per emergere, hanno bisogno di incattivirsi, a costo di andare contro la propria natura.
Augie March, durante il suo lungo cammino tra Stati Uniti e Messico, si confronterà spesso con la sua identità, che – a mano a mano – si stacca chiaramente da quella di Simon, tanto amato quanto penoso nel suo tentativo di arraffare soldi a discapito della propria felicità.
Ma perché vi segnalo questo Le Avventure di Augie March? Perché, tra i tanti romanzi che ho letto, l’altro vero protagonista è il luogo: Chicago. Impossibile leggere la storia senza sentirsi catapultati in quell’atmosfera, cui contribuirono – al tempo – uomini in doppio petto, macchine che oggi definiamo d’epoca, il freddo impossibile del lago Michigan ghiacciato. E poi il consumismo, la violenza delle strade, l’alcol passato sottobanco, donne impellicciate, miniere di carbone, grattacieli…
Il ritratto che Bellow fa della metropoli americana è inquietante: dà l’idea di come il “meccanico” si sia stagliato sull’umano, sfigurandolo. Ciononostante, l’aridità del luogo va di pari passo con il suo fascino. Questa giungla inestricabile non ricorda un po’ quella verdeggiante e altrettanto ostile di Cuore di Tenebra? In fin dei conti, entrambi, in modi radicalmente diversi, parlano dei mali del progresso.
A dispetto di tutto ciò, prima o poi andrò a Chicago, una delle mete che da anni intendo raggiungere… e mi raccomando, se leggete il romanzo, fatemi sapere la vostra!








