Quando ho capito che viaggiare fa bene all’anima? Credo a 12 anni, quando i miei genitori, felici per la loro nuova attività commerciale, “premiarono” la famiglia con un viaggio in Grecia.
Era la prima volta che andavo all’estero. Era la prima volta che andavo in campeggio! Davanti a me, alla fine della scuola, Atene, Salonicco e, soprattutto, l’isola di Paros.
Come ho iniziato
L’anno dopo (era il 1991), comprammo un Volkswagen 238, di quelli scassati e destinati, in apparenza, a un ultimo, breve tragitto.
Quell’estate, lo sgarrupato furgone ridipinto di rosso e riempito di adesivi da surfisti, ci portò invece in Spagna e Portogallo, da nord a sud e, di nuovo, da sud a nord.
Nel 1992 la mia famiglia decise di spingersi ancora più in là: la Turchia dei primi anni ’90 non era certo il paese sgargiante che oggi quasi tutti conosciamo grazie alle decine di depliant invitanti e lievemente esotici.
Intanto, per raggiungerla dovevamo attraversare i paesi dell’ ex Jugoslavia, aggirando la guerra che imperversava. Arrivati a Istanbul, trovammo una città meravigliosa, di un fascino mistico, reso ancor più potente dai sacconi dell’immondizia sparsi per ogni dove.
Questione di contrasti
Rifuggo dal troppo pulito, dal perfettino, dall’estremamente civile anche se, da brava cittadina di Roma, sono lati, questi, che mi mancano spesso.
Nonostante questo, vagare senza meta per un luogo non troppo civilizzato (secondo i nostri standard) è per me appassionante.
Queste prime esperienze si sono impresse nell’anima come le immagini sulla retina e il viaggio è diventata la mia cura.
Nulla, come viaggiare, mi ha fatto sentire così viva e libera.
Ecco, cos’è il viaggio per me? Anzi, cosa non è?
Nulla di compulsivo, intanto. Per me i viaggi vanno presi “ a piccole dosi” e devono essere quelli giusti al momento giusto. Il rischio, altrimenti, è di ingozzarsi come tacchini senza nemmeno il tempo di interiorizzare.
Il viaggio NON è sola evasione (viaggio e vacanza, inutile dirlo, sono due cose diverse).
Il viaggio NON è partire comodi comodi da casa propria e arrivare comodi comodi a casa di qualcun altro, senza essersi nemmeno accorti di aver cambiato paese. Il viaggio ha a che fare con la nostra dimensione selvaggia.
Una romantica impenitente
In fin dei conti, il mio blog è nato sull’onda delle mie prime, precise sensazioni. Dei viaggi che in seguito ho reputato “quelli della vita”, mi sono rimasti soprattutto profumi (e puzze), luci soffuse e rumori. Non mappe ben definite né baraonde da locali notturni o divertimenti usa e getta, che potrei benissimo sperimentare anche a casa mia.
Quali i luoghi che mi attraggono maggiormente? Quelli influenzati dalla cultura dei paesi arabi. Non posso spiegare perché il muezzin, perché quelle fisionomie, perché quegli odori. Che il mio DNA reclami qualche misteriosa parentela?
Conclusioni
Anni dopo (era il 2007), ho ritrovato queste stesse emozioni in Egitto, dove ho avuto la fortuna di vivere. Ma questa è un’altra storia e voglio raccontarvela la prossima volta. Sappiate però che raccontare, per me, è come farvi un regalo. Sì, perché dovete sapere che sono molto ma molto gelosa dei miei ricordi 😉
E voi, di che viaggio siete?










6 risposte
Virtualmente ho iniziato a viaggiare prestissimo, passando dall’atlante ai libri di geografia, Il primo viaggio in Grecia a 23 anni, e da allora non mi sono mai più fermata. Sono ormai 27 anni che mi concedo 1 o 2 viaggi all’anno e di strada ne ho fatta. Mia figlia ha iniziato a camminare nell’aeroporto di Dubai…
Questa sì che è vita Paola! 🙂 Ma la cosa che conta di più è vivere i viaggi fino in fondo, facendone una filosofia di vita se possibile…
Roberta te lo confesso: stasera ho trovato una tipa da seguire!! Ho letto un po’ di cose e le condivido tutte, come questo post del resto. Poi sei Romana e pure fissata coi film.. il “pedante senso critico” mi ha conquistata: sono anche io Spettacolo-Laureata! 😀 ti seguirò sicuramente!
Ma che meraviglia, grazie! 😀 Aggiungimi su Facebook se ti va
Ciao Roberta, che dire.. ho iniziato a leggerti e non finisco più. Questo articolo, poi, è stato il colpo di grazia, perché mi sento esattamente come te, solo con una generazione di differenza. Anch’io ho iniziato a viaggiare da molto piccola, ora che ho solo 18 anni di posti ne ho già visti un po’; il viaggio e la voglia di partire si sono sempre fatti spazio in me. Come hai detto tu, viaggiare è una terapia, è la scoperta di una parte di noi stessi che altrimenti non potremmo scoprire mai, una parte importante, necessaria, che ci fa capire a mano a mano, viaggio per viaggio, la nostra reale personalità. Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri, sappi che hai una lettrice in più!
Sei troppo carina e – come ti ho scritto – già brava e capace di trasmettere emozioni. A venerdì ❤️