A Santa Maria sopra Minerva trovi l’amore.
L’amore… Misterioso concetto. Assembli ricordi, speranze, rassegnazione. Rassegnazione? No! Piuttosto paura, piuttosto rabbia o un mix di tutti i mood messi insieme. Ma lo scoramento no… è un veleno troppo infido.
È questo che pensi entrando qui in punta di piedi. L’amore è lì per te, nascosto in ogni angolo.
Santa Maria sopra Minerva: una chiesa, una leggenda
In effetti stai calpestando il suolo dell’ex Iseo Campense, tempio dedicato alla dea Iside, di cui oggi rimane solo qualche frammento.
A differenza tua, Iside non assemblava platonici pezzi: non fu lei a recuperare le parti del corpo di Osiride, suo sposo, riportandolo alla vita e a istituire il matrimonio? Cerchi le sue tracce qui nella chiesa…
Santa Maria sopra Minerva è dedicata alla Madonna del Rosario. E non è, la Vergine, la massima espressione dell’amore?
Eccola lì, presente in una meravigliosa tavola di Antoniazzo Romano.
Cos’è l’arte se non amore, anche quando macchiata da committenze che ne minano la purezza degli intenti? Nel dipinto è infatti presente la figura del cardinale Torquemada, che pare ricevere dalla Madonna più attenzioni di quante non ne ottenga l’arcangelo Gabriele, venuto ad annunciarle la nascita di Gesù.
Eppure l’opera è permeata di una spiritualità rara, che non fai fatica a notare, osservandola da dietro le inferriate della cappella.
Amore, del resto, è anche abbandonare la tonaca per sposare la donna amata.
Stai pensando a Filippo Lippi, padre di quel Filippino Lippi che dipinse la più splendente della cappelle di Santa Maria sopra Minerva.
Mentre ne osservi gli affreschi, pensi alla fuga d’amore di un prete e una monaca e ti immagini le vesti svolazzanti su primaverili campi fioriti.
L’amore in una chiesa
E cos’è l’amore se non quello di Santa Caterina da Siena, qui sepolta? Non fu lei ad assistere e curare Cecca la lebbrosa, ricevendone in cambio solo percosse? E non era sua l’orazione allo Spirito Santo, permeata di calore spirituale?
«[…] Dio vero. […] Inflammami e riscaldami del tuo dolcissimo amore, acciò ogni travaglio mi sembri leggero. Assistenza chiedo ed aiuto in ogni mio ministero. Cristo amore, Cristo amore»
E non c’è amore nel Cristo portacroce e in Michelangelo, che ne scolpì la pura bellezza? Per non parlare del bambino barocco che consola la donna piangente?
C’è anche il solito teschio, che ti segue dappresso per ricordarti la vita con la sua bruttezza. Non c’è amore in lui?
Ma l’amore si trova perfino nell’elefantino di granito che campeggia di fronte alla chiesa: pare che il Bernini si sia rifatto a “La battaglia d’amore in sogno di Polifilo”, di Francesco Colonna.
Indovinate di cosa parla questo romanzo rinascimentale, in una delle illustrazioni del quale il celeberrimo scultore trovò ispirazione? Ma di amore ovviamente! E del viaggio iniziatico compiuto dal protagonista, alla sua ricerca.
È buio ormai ma perlomeno ha smesso di piovere. Aspetti il sole, è vero, ma intanto ringrazi di aver capito che l’amore è dappertutto: basta cercarlo e, soprattutto, volerlo vedere…









2 risposte
bel post! grazie per i pensieri…
anche, gli italiani sono il popolo d'amore, maaaa era un inglese che ha fatto un giorno d'amore della festa di san valentino! 🙂
Davvero? Non lo sapevo! Grazie Gianna, contributo prezioso 😉