Leggere libri può diventare una compulsione. Leggere libri di viaggio ancora di più. Dico questo perché ho appena terminato E Venne Chiamata Due Cuori, di Marlo Morgan. Un romanzo che va assaporato lentamente perché fa del viaggio un percorso spirituale.
L’autrice parla della Vera Gente. La tribù aborigena la rapì e costrinse a vivere un’esperienza indimenticabile nell’ Outback australiano.
E venne chiamata due cuori
Il libro è controverso: c’è chi sostiene che sia tutto inventato. La Morgan ammise, in effetti, che molte parti erano romanzate.
Non aderisco completamente alle critiche nei confronti di questo libro. Che la storia sia frutto della fantasia o meno, è il messaggio che conta. Non riesco a dar torto all’autrice quando sostiene che solo l’amore, la comprensione e il rispetto per la natura contano davvero.
A eccezione di alcune discutibili asserzioni, ho trovato il significato generale buono. Onestamente, mi interessa poco capire se sia il prodotto di un’esperienza vissuta realmente o meno.
I messaggi di Marlo Morgan
Noi, i cosiddetti uomini civilizzati, ci rifiutiamo di ricorrere al pensiero positivo nel timore che si riveli una moda passeggera, e cautamente concordiamo sull’opportunità di aspettare e vedere come funziona in pochi e selezionati contesti.
“E venne chiamata due cuori” è indubbiamente un po’ new age e, a tratti, mi ricorda Richard Bach. Eppure alcune affermazioni sono, almeno per me, inconfutabili.
Tra spinifex e canguri, si muove una donna che apprende alcuni segreti della vita, compreso quello dell’autoguarigione.
Di fatto, sono certa che in nessuna epoca della storia e in nessun luogo sia mai esistito un medico che abbia guarito qualcuno. Ciascuno è il guaritore di se stesso, mentre un dottore è tutt’al più un uomo che ha riconosciuto in se stesso un talento particolare, lo ha sviluppato e si è messo nelle condizioni di servire la comunità facendo ciò che sa fare meglio e che ama di più
La Morgan, infatti, confronta la cultura selvaggia dell’Outback con quella, selvaggia in un altro senso, del suo paese natio, gli Stati Uniti.
Cosa accadrebbe in America se i medici ponessero nella capacità di guarigione del corpo umano la stessa fede che hanno nei farmaci?
Verità o finzione?
Vi chiederete cosa c’entri tutto ciò con un viaggio sull’isola più grande del mondo. Quel che è certo è che la Morgan ci andò per motivi di lavoro. Poi il buio. Si sa solo quello che lei ha scritto in una manciata di pagine.
Nessuno può negare l’esistenza della Vera Gente, anche se questo fosse un nome fittizio a protezione di alcune persone. Vanno anche considerate le descrizioni dettagliate dei suoi cambiamenti corporei. A furia di camminare sotto il sole e sull’erba pungente, i piedi divennero zoccoli e la pelle si squamò. L’odore divenne meno sopportabile di quello emanato dagli aborigeni, abituati a non lavarsi per lunghissimi periodi, eppure più freschi.
Sicuramente una lettura del genere vale la pena se ci si accinge a partire per l’Australia e per chi si sente confuso sulle priorità della vita. Io sono convinta che gran parte delle caratteristiche attribuite dalla Morgan agli aborigeni siano vere. Tutto sommato, fanno parte di ogni essere umano prima che la sua esperienza su questo mondo venga inquinata.
Tra le sue pagine, ho respirato sicuramente l’Australia che mi piacerebbe trovare ma che – già lo so – non vedrò.
Chissà se, in qualche luogo nascosto e ancora inaccessibile…









4 risposte
Prima di tutto Roberta voglio dirti: buona attesa! Immagino che tu sia elettrizzata per l’avvicinarsi della tua prossima avventura. Seconda cosa, pur non essendo io un’amante dei libri di viaggio, c’è stato qualcosa in questa tua recensione che mi ha profondamente incuriosita.
Stavo riflettendo sulle accuse reale vs. romanzato, o romanzato che viene venduto per reale, e mi permetto nel mio piccolo di dirti cosa penso a questo riguardo. Prima di tutto qui c’è già di base l’ammissione da parte dell’autrice, perciò non è che stia distribuendo aria fritta.
Poi sai, io negli ultimi anni ho spesso imparato più da un, faccio un esempio, romanzo storico, che non da libri di storia e saggi. Perché in un romanzo che ti racconta un pezzo di verità, ma con una licenza poetica, a mio avviso c’è una profondità che certi tomi autorevoli non possono trasmettere.
Per cui, onestamente, io non mi sento di demonizzare chi usa anche la fantasia per raccontare o diffondere un messaggio di conoscenza.
Io ti auguro di trovare in Australia esattamente quello che stai cercando, seppure è probabile che certe realtà siano difficilmente avvicinabili come dici alla fine. Ma almeno provare a conoscere un pezzetto di quelle realtà, le loro storie, vale come tentativo.
Un bacione Roberta!
Claudia B.
Cara Claudietta, hai colto nel segno: talvolta un romanzo è più reale della realtà. A dire il vero, lei ha dovuto chiarire in edizioni successive… Ma chi se ne importa! New Age a parte, l’importante è che i messaggi arrivino 🙂
Lessi quel libro un miliardo di anni fa eppure ho un ricordo molto vivo delle sensazioni che mi lasciò addosso. Forse dovrei riprenderlo in mano e vedere che effetto possa farmi ora.
Provaci… I libri vanno riletti, qualche volta