I luoghi comuni sui viaggi

I luoghi comuni sui viaggi sono un argomento sul quale, ogni tanto, mi piace sorridere. Da sola o in compagnia.

Se si è viaggiato a lungo o si ha un blog dedicato a questo, ci si rende conto non solo delle dicerie che girano intorno a luoghi e persone, ma anche delle frasi-tipo che vengono snocciolate a ogni pie’ sospinto. Insomma, lo stile è un po’ “Venezia è bella, ma non ci vivrei”.

Ecco perché ho pensato di raccogliere qualcuno di questi luoghi comuni sui viaggi, sperando di farvi divertire e riflettere (se possibile). Però vi chiedo di non prendervela: un vero viaggiatore [eccallà (dal dizionario romano: “eccola là”)] è una persona ironica.

Luoghi comuni sui viaggi: i più frequenti

Luoghi comuni sui viaggi: disegno di un coniglio con il fumetto di bla bla bla
Luoghi comuni

Basta parlare con le persone o anche solo leggere ciò che viene postato sui social: i luoghi comuni sui viaggi abbondano. Del resto, è la caratteristica di tutti i luoghi comuni.

Vediamone qualcuno insieme e (sempre ridendo, mi raccomando) cerchiamo di sfatarli almeno in parte:

  • “I viaggi salvano la vita”. L’ho sentito dire a molti. Premesso che tutto può salvare (persino una stretta di mano) e niente può salvare, sono altresì convinta che salire su un aereo o andare dall’altra parte del mondo non siano necessariamente le risposte che stiamo cercando. [Per i precisini: sono la prima a pensare che i viaggi siano terapeutici, ma quella del “viaggio che salva la vita” è ormai una nota di linguaggio quasi istituzionale];
  • “La libertà è la cosa più importante”. Chi oserebbe dire il contrario? Il problema (sempre dal mio modesto punto di vista) è ciò che intendiamo per libertà: libertà da o libertà di? Questa è una prima distinzione. In secondo luogo, davvero siamo liberi solo se giriamo il mondo?
  • “Van life et similia”: in tempi non sospetti, girai l’Europa con genitori e fratello a bordo di un Fiat 238 prima e di un camper “vero” dopo. Dico “non sospetti” perché avevo solo 13 anni e all’epoca i viaggi on the road erano per pochi. Di sicuro non si abusava di espressioni quale “van life”: c’era chi si avventurava per il mondo e chi (per mille motivi) no. Cosa sono tutte queste etichette?
  • “La routine non fa per me”. Ma va?!? Sei un/a grande! Invece agli “altri” (che poi chi sono questi altri?) piace cantare ogni mattina, sotto la doccia:

    Sveglia e caffè

    Barba e bidé

    Presto che perdo il tram

    Se il cartellino

    Non timbrerò…

    (Fantozzi!)

  • “Mollo tutto e…”. Mollo tutto e compro un chiosco su una spiaggia brasiliana, mollo tutto e mi dedico alla van life, mollo tutto e vado in ritiro spirituale. [Sottotesto: mollo tutto e urlo “Lavoratoriii”, con tanto di gestaccio e pernacchia].
  • “C’è chi spende i soldi per il mutuo e chi per girare il mondo”. Ma dai? Invece gli altri (sempre loro) sono banali, pecorelle acquiescenti e schiave dei diktat della società. E chi dice che anche il “mollo tutto e…” non lo sia?

Perché non sopporto i luoghi comuni sui viaggi

Turismo cinematografico a Roma: murale di Pasolini
Pasolini: l’anti luogo comune

Si può dire – o meglio: si può pensare – tutto, ma io trovo che sia un po’ comico questo affannarsi per dimostrare di essere spiriti liberi in cerca del Nirvana (mai il Paradiso però: roba per bigotti!).

In fin dei conti, perché non sopporto più i luoghi comuni sui viaggi? Perché raccontano tutti la stessa storia e paradossalmente edulcorano un’esperienza che, al di là della botta di adrenalina, dovrebbe apportare altro. Perché mettono una patina modaiola sulla vita e rendono scialbo anche il luogo più bello del mondo.

Viaggiare è meraviglioso di per sé, ma durante un viaggio si incontrano anche bruttezza e tristezza. Bene, raccontiamole!

Ma andiamo avanti sui luoghi comuni…

Altri luoghi comuni attraverso i quali viene rappresentato l’atto del viaggiare sono:

  • Lo yoga: quest’antica e splendida disciplina è entrata a far parte della quotidianità occidentale da molti anni ormai, ma è da poco che ha iniziato a essere abbinata al viaggio. In particolare, yoga sembra fare rima con spiaggia. Anche io l’ho praticato, ma mi chiedo: non è possibile – che so – trovare il proprio equilibrio interiore osservando le scimmie che saltano da un ramo all’altro o pulendo i vetri?
  • Pura vida e altri concetti international: anche l’appropriarsi di espressioni oltreconfine ha un po’ stancato. Perché diventano frasi da tatuaggio più che filosofie di vita. Eddai, sforniamone di nostre.
  • Scoprire se stessi in viaggio. Sono certa che sia possibile, ma sono altrettanto certa che succeda ciò che ha raccontato Lercio (leggete una delle mie massime preferite). E comunque posso scoprirmi anche allacciandomi le scarpe. O almeno spero.
  • Viaggetto, mercatino, ristorantino, vicoletto: perché le parole hanno preso a rimpicciolirsi da un po’ di tempo a questa parte? Dove sono finiti i viaggi, i mercati, i ristoranti e i vicoli?
  • Posti stupendi! Perché si parla sempre bene dei Paesi visitati? A me non piace tutto, anche se cerco sempre la bellezza.

Luoghi comuni sui viaggi: cosa fare

100 esperienze da fare almeno una volta nella vita: il mondo dipinto su due mani aperte sullo sfondo del cielo
Foto di stokpic da Pixabay

Alla fine di queste breve guida sardonica sui luoghi comuni non poteva mancare qualche consiglio o qualche risposta acidella per ribaltare i nuovi diktat.

  • Io, a Venezia, ci vivrei eccome!
  • Adoro viaggiare, ma adoro anche stare a casa. Non siamo medaglie con una faccia sola, ma moltitudini (per citare Walt Whitman). Dentro di me ci sono sia una pasionaria che una casalinga, che ci crediate o no;
  • Berlino, Zagabria e Leeds a me non sono piaciute. Va bene essere di bocca buona, però così si esagera. E mica i posti si offendono! 🙂 Questo per dirvi che, sì, potete anche parlare male di qualcosa, non senza argomentazioni intelligenti;
  • Ho passato momenti neri in viaggio: potrei parlarvi di quando svenni sulla nave di ritorno dalla Tunisia, del febbrone di Mr. F. al Cairo o dei momenti di noia a Londra. Non mi sento certo meno cool se a casa non porto solo bei ricordi;
  • La mia pura vida posso trovarla anche tra le bancarelle di Roma, mangiando una carbonara o riabbracciando i miei cari. Non è necessario dormire nella giungla. Garantito da una viaggiatrice che nella giungla c’ha dormito davvero;
  • E soprattutto: se non siamo felici quando non viaggiamo, chiediamoci il perché. Viaggiare può mancarci, ma non deve coprire altri buchi.

Se qualcuno dovesse essersi sentito offeso, lo invito a fare un bel viaggETTO con me 🙂

 

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Una risposta

  1. Ho letto questo post tutto d’un fiato. A parer mio, uno dei più veri, ironici e dissacranti che si siano scritti a tema “viaggio”. E lo dico perché mi sono riconosciuta in molti aspetti: sia in quelli del “ognuno trova la soddisfazione nei gesti che compie ogni giorno, non nel rincorrere per forza una destinazione”, ma anche il quelli del “a Venezia non ci vivrei e Berlino mi è piaciuta un sacco”! ???? insomma, Robe, hai messo finalmente in pace le mie molteplici personalità!! Ti stimo ❤️

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